Caio Giulio Valente, il decurione

Il ponte che tu stai attraversando, e che agevola il tuo cammino, è uno dei vanti della nostra città; esso consente alla grande strada che conduce a Roma, la via Emilia, di attraversare un piccolo ma irrequieto corso d’acqua, che scende dall’Appennino e divaga nella sottostante pianura. Nella brutta stagione non è raro che esso, gonfiato dalle piogge, percorra impetuoso il suo greto, e, rotti gli argini, arrechi gravi danni alle campagne ed alla città. Per evitare il ripetersi di disastrose alluvioni il nobile consesso di cui mi onoro di far parte ha provveduto a raccogliere le risorse e ad attuare, con appositi decreti, l’innalzamento degli argini, la creazioni di nuovi canali di drenaggio ed infine ad erigere questo ponte su solidi piloni in pietra, per consentire un facile transito ai viandanti. La spesa è stata ingente ed il suo gravame è ricaduto sulle spalle di noi decurioni, che abbiamo l’obbligo di finanziare le opere pubbliche della città con atti di mecenatismo che portano lustro a chi li compie. Dopo mesi di duro lavoro il ponte è stato ultimato e la sua imponenza sta a dimostrare quanto la concordia di intenti e l’operosità di una comunità consenta di superare ogni ostacolo.

 





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