Piatto

288 – DUY OGIE LADRE ME INAMORA EL CHORE

Siamo abituati a considerare la professione notarile come una delle più esclusive. Vi si accede attraverso esami assai selettivi ed i ruoli sono contingentati. Non era così in antico.
A Reggio le origini del Collegio o Arte o Università o Congregazione, il nome è cambiato nel tempo, dei Notai non sono documentate ma già nel 1265 si compila una Matricola (elenco dei membri del collegio) e nel 1275 vengono redatti gli statuti. Per essere ammessi bisogna giurare di aver seguito per almeno 3 anni consecutivi studi di grammatica, avere 18 anni e superare un esame di diritto.
Nel 1316 all’interno del Collegio si stabilisce di sdoppiare la Matricola. Nella prima categoria trovano posto coloro che praticano il notariato a tempo pieno, rivestono pubblici incarichi nella vita cittadina, redigono gli atti amministrativi. Nella seconda categoria tutti coloro che limitano la loro attività alla stesura saltuaria di contratti privati. Bene alla categoria A sono iscritti in 230, alla categoria B in 1410. Se consideriamo che, secondo calcoli approssimativi, Reggio conta 15000 abitanti arriviamo alla determinazione che, in città, c’è un notaio ogni 9 abitanti.
Il “Portico delle Notarie”, tuttora esistente in Piazza Prampolini, è la sede dell’ Arte. I notai siedono in scranni sormontati da tabelle dipinte che riproducono il sigillo del notaio stesso. Questa insegna serve per facilitare, ai clienti illetterati, la ricerca e l’identificazione di ogni singolo notaio. Tra questi emblemi ricordiamo “Cavallo rosso”, “Leone, “Unicorno”, “Aquila”, “Elefante”, ma anche il più domestico “Porco”. I notai mentre estendono “codicilli”, “excerpta”, “legati”, “testamenti” si ritagliano momenti di pausa. Non è difficile trovare nei codici, fianco a fianco, atti legali e schizzi, disegni, composizioni letterarie.
La citazione che apre questo testo è il capoverso di una poesia di gusto stilnovistico, scritta in un italiano balbettante e con una metrica claudicante, collocata a margine di un testo giuridico appartenente ad un oscuro notaio trecentesco, Guglielmo Berizzi. (A.M.)
Dove: For inspiration only, Diorama A

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