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263 – VIRTU’ CIVILI DELLE DONNE

Nicomede Bianchi, nato a Reggio nel 1818, fu avviato dai genitori a frequentare le aule del Liceo Collegio dei Gesuiti. Questi lunghi anni di studio fecero nascere nel giovane Nicomede un animoso spirito liberale ed una parimenti animosa avversione nei confronti dei seguaci di Sant’Ignazio. Probabilmente, i gesuiti, con la rigidità dei loro metodi pedagogici, contribuirono a formare, per reazione, un ardente patriota. Studiò medicina a Parma e nel 1840 scrisse un’opera, per l’epoca veramente all’avanguardia, dedicata alle “Virtù civili delle donne”. L’occhiuta censura ducale ne impedì la diffusione. Nel 1844 Bianchi accettò una macchia nella sua vita, una sovvenzione del governo austro-ungarico per terminare gli studi a Vienna.
Le vicende del ’48 trovarono in lui un protagonista.
Nominato membro del governo provvisorio fu tra i più appassionati sostenitori dell’annessione al Piemonte. Inviato ambasciatore presso re Carlo Alberto riportò a Reggio la volontà sovrana, espressa “visibilmente irradiando di più vivo colore il suo pallido volto, di anelare alla libertà d’Italia”. Al ritorno del duca emigrò a Nizza poi a Torino. Nella capitale piemontese Bianchi entrò in relazione d’amicizia con Camillo Benso conte di Cavour che gli affidò delicati incarichi politici. Nonostante la lontananza Bianchi mantenne, sia prima che dopo l’Unità d’Italia, rapporti assai stretti con gli ambienti liberal-moderati di Reggio. Nel 1870, nominato segretario generale della Pubblica Istruzione, ebbe l’incarico di curare la storia diplomatica del nuovo stato italiano.
Bianchi morì nel 1885, dopo essere stato nominato Senatore del Regno nel 1881. I suoi rapporti, con svariati ambienti politici e diplomatici, gli consentirono di raccogliere un ricco medagliere ed un altrettanto ricca collezione fotografica dei protagonisti del Risorgimento che volle donare alla sua città natale.

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