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6 – SOTTO IL TRICOLORE: NIENTE

Giuditta Sidoli Bellerio era figlia del Procuratore Capo della napoleonica Repubblica Italiana, Barone Andrea Bellerio. Giunse a Reggio da Milano, appena sedicenne, nell’ottobre del 1820 per convolare a nozze con Giovanni Sidoli, patriota, repubblicano e assai ricco.
La sua prima permanenza nella nostra città fu brevissima. Nel 1822 seguì in esilio, prima in Svizzera poi in Francia, il marito condannato a morte per i moti carbonari del 1821. In sei anni procreò quattro figli. Giovanni, divenuto segretario di Mazzini, morì di tisi nel 1828.
Giuditta Sidoli Bellerio rientrò allora a Reggio e alloggiò nella casa di famiglia (ora palazzo delle Notarie) in piazza Grande. Nel 1831 prese parte ai moti di Ciro Menotti. Si sa che guidò un corteo patriottico sotto il palazzo di Francesco IV. Si racconta che fosse avvolta in un grande tricolore e si sussurra che questa bandiera fosse l’unico abito indossato. Questa partecipazione le costò l’esilio. I figli rimasero a Reggio presso i nonni. Giuditta riparò a Marsiglia ove divenne confidente, compagna e amante di Mazzini. L’algido padre della patria le scrisse, in una delle tante lettere: “se potessi averti, abbracciarti, dormire una sola volta con la testa appoggiata sulle tue ginocchia…Ti amo quanto tu puoi volerlo”. Gli anni seguenti furono per Giuditta un’odissea; passò da Marsiglia a Genova, da Roma a Napoli, da Livorno a Parma. Fu ovunque potesse stringere contatti per l’organizzazione repubblicana. Nel 1837 Maria Luigia, duchessa di Parma, le permise il soggiorno in città. L’anno seguente Francesco IV le concesse due visite annue ai figli. Il suocero Bartolomeo, morto nel 1838, la disconobbe ma lasciò un vitalizio (astronomico) di 2000 lire annue. L’amore per Mazzini si erano trasformato in amicizia. Nel 1848, con il figlio Achille, corse in difesa della Repubblica Romana. Di nuovo esiliata, dopo qualche mese di prigione, Giuditta si trasferì in Piemonte. La sua casa, a Torino, divenne punto di riferimento per i liberali. Morì a Torino il 28 Marzo 1871. sulla tomba l’epigrafe recita “Giuditta Sidoli Bellerio in cui erano pari potenza d’intelletto, bontà di cuore, fermezza di propositi, visse non per sé ma per i suoi figli, per la sua patria”. (A. M.)
DOVE: Museo del Tricolore

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