REGGIO ROMANA

A Marco Emilio Lepido, prestigioso esponente della gens Aemilia, si deve probabilmente la riorganizzazione di Regium, denominazione poi sostituita da Forum affiancata dal gentilizio Lepidum o Lepidi. In occasione dei suoi due consolati, nel 187 e nel 175 a.C., si dedicò ad un grandioso programma di conquista dell’Italia settentrionale, che contemplò il tracciamento della via Emilia. Sorto come forum, cioè centro commerciale e amministrativo, Regium doveva ospitare, oltre a residenti autoctoni, anche immigrati centro-italici che si stabilirono nella pianura reggiana in occasione delle distribuzioni di terre del 173 a.C.
Fra la metà del I secolo a.C. e la metà del I secolo d.C. si definisce un nuovo assetto urbanistico, che si imposta su due assi stradali, la via Emilia (decumanus maximus) e una via perpendicolare ad essa, che corrisponde in parte all’attuale via Roma (cardo maximus). Nel grande quadrilatero a est di un’ansa del Crostolo i pianificatori collocarono gli elementi infrastrutturali: strade, ponti e acquedotti. All’incrocio fra i due assi viari portanti si sviluppava la piazza forense, testimoniata da resti di pavimentazione in lastre marmoree e da elementi di decorazione architettonica.

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    Gli scavi nell’area del Credito Emiliano hanno documentato un imponente intervento monumentale, che ha cancellato le abitazioni e gli impianti produttivi di epoca precedente. Vi si riconosce un ampliamento settentrionale del foro (forum adiectum) con alcuni fra i più importanti edifici pubblici, come la basilica, con funzioni di mercato e di tribunale. L’edilizia sacra, della quale si è ipotizzata la presenza anche nell’area forense, poteva comprendere un santuario di Iside fuori l’attuale Porta Castello.
    La maggiore fioritura di Regium risale al I secolo d.C., probabilmente in relazione con il principato di Claudio (41 – 54 d.C.), patrono della città, forse da lui stesso insignita del titolo onorifico di colonia. È in questa fase che, contemporaneamente alla regolarizzazione dell’impianto stradale, si riorganizzano gli spazi abitativi, come dimostra la davvero imponente documentazione di pavimenti a mosaico, per lo più a disegno geometrico bianco e nero, cui si affianca quella di raffinati intonaci parietali policromi.
    La crisi economica del III secolo d.C., che si accompagna ad una grave instabilità politico-militare, si riverbera anche su Reggio. In un contesto che si immagina degradato, il tessuto abitativo e produttivo si contrae, ma non impedisce la realizzazione di straordinari apparati decorativi, come i pavimenti a mosaico figurato e policromo rinvenuti sotto la cattedrale.

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