Sinagoga

sinagoga iconaIl 1672 segna la data di costruzione della prima sinagoga di Reggio Emilia, eretta in via dell’Aquila, nel guasto di una casa di proprietà di G. Lucrezia Calcagni, monaca e badessa di San Pietro Martire.
Quasi due secoli più tardi, nel 1849, dato il grave stato di degrado dell’edificio, si decide di ricostruire il tempio dandone incarico a Pietro Marchelli. La sua elaborazione progettuale risultò fin dall’inizio piuttosto complessa: il problema che maggiormente interessò Marchelli fu la ricerca di una soluzione architettonicamente armonica nell’illuminazione dello spazio interno, che più volte venne modificato e interpretato nel tentativo di tradurre il tema simbolico-religioso della luce nella struttura compositiva. L’inaugurazione del tempio risale al 15 gennaio 1858.

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    L’altro grande intervento, un restauro integrale sulla fabbrica storica, è della fine del Novecento, ad opera dell’amministrazione comunale di Reggio Emilia.
    Infatti, conservazione e consolidamento non si sono ridotti a puro intervento estetico sul complesso architettonico, ma hanno recuperato la valenza originaria delle funzioni proprie del luogo, ovvero la trasmissione e l’educazione culturale della società. La morfologia dei prospetti è stata rispettata, permettendo una rilettura della sinagoga attraverso assonanze e contrasti di materiali e strutture. Nel corso di ulteriori interventi di restauro, si è ricostruita la volta e recuperati completamente i matronei.
    Lo stato di conservazione in cui l’edificio versava, prima dei recenti interventi, mostrava ancora le conseguenze dei bombardamenti della seconda guerra mondiale. Infatti nel dopoguerra il tempio perse la sua funzione religiosa, in quanto la comunità israelitica di Reggio confluì in quella di Modena. L’edificio nei decenni successivi venne adibito a diverse mansioni.
    Nonostante l’abbandono della fabbrica, la compagine strutturale e decorativa originaria era ancora ben riconoscibile nell’ampia aula di notevole altezza conclusa da un ambiente semiellittico, separato dal vano centrale attraverso colonne ioniche che, ripetute in forma di lesene, scandiscono il ritmo delle restanti pareti. E, nelle tracce delle vele della volta a padiglione, erano ancora presenti le linee di decorazioni pittoriche.
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