{"id":36891,"date":"2020-06-16T16:42:15","date_gmt":"2020-06-16T14:42:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/?p=36891"},"modified":"2020-06-16T16:42:15","modified_gmt":"2020-06-16T14:42:15","slug":"per-un-nuovo-museo-esplorare-il-deserto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/per-un-nuovo-museo-esplorare-il-deserto\/","title":{"rendered":"#PerunNuovoMuseo \/ Esplorare il deserto"},"content":{"rendered":"<p><strong>17 giugno 2020. Giornata mondiale della lotta alla desertificazione<\/strong><\/p>\n<p><strong>Esplorare il deserto<\/strong><\/p>\n<p>Circa un terzo delle aree emerse della Terra sono occupate da deserti. Freddi o caldi, distese di pietre o di dune, rappresentano gli ambienti pi\u00f9 inospitali del pianeta. Un monito a preservare ci\u00f2 che oggi deserto non \u00e8.<br \/>\nEsplorare i deserti \u00e8 stata una delle ultime sfide per geografi e cartografi, in cui si \u00e8 cimentato anche, sperimentandone la cruda realt\u00e0, il <strong>Barone Raimondo Franchetti<\/strong>, di cui i Musei Civici di Reggio Emilia conservano raccolte etnografiche e trofei di caccia.<br \/>\nTra il 1928 e il 1929 Franchetti fu protagonista di un avventuroso viaggio di esplorazione in <strong>Dancalia<\/strong>, zona al tempo ancora parzialmente sconosciuta, tra Eritrea ed Etiopia, uno dei deserti pi\u00f9 aridi del mondo.<br \/>\nSituata nella fascia tropicale, la Dancalia costituisce la parte settentrionale della depressione dell\u2019Afar, zona di congiunzione di tre grandi sistemi di fratture della crosta terrestre, il Mar Rosso, il Golfo di Aden, e la Rift Valley africana. Si estende lungo la parte meridionale del Mar Rosso, ed \u00e8 limitata ad ovest dalla scarpata dell\u2019altopiano etiopico, a sud dall\u2019altopiano dell\u2019Harar. Si trova in larga parte sotto il livello del mare. E\u2019 una terra estrema, dominata da temperature elevate e siccit\u00e0, caratterizzata da vulcani attivi, deserti pietrosi di lava e da uno spesso strato di rocce evaporitiche, che ricopre la parte centrale della depressione, conosciuto come la \u201cPiana del Sale\u201d. Il sale \u00e8 l\u2019unica ricchezza, tradizionalmente estratta a mano e trasportata a dorso di dromedario dalla popolazione indigena degli Afar.<br \/>\nColoratissimi laghi sulfurei spezzano la monotonia di un paesaggio inospitale.<br \/>\nIl percorso di Franchetti si svilupp\u00f2 tra mille difficolt\u00e0 nella <strong>Dancalia<\/strong> centrale, attraversando la depressione in direzione prima Est \u2013 Ovest, perlustrando per la prima volta la zona del lago Afrera e del vulcano Afdera (nome che il barone dar\u00e0 in seguito ad una delle figlie), ritornando verso la costa, da Ovest a Est, ad una latitudine pi\u00f9 meridionale. La motivazione della spedizione era quella di approfondire la conoscenza geografica della regione, non ancora rappresentata nella cartografia, e di raccogliere dati scientifici rispetto a risorse minerarie, flora e fauna. A questa si univa lo scopo, portato a termine, di ritrovare le tombe di due esploratori italiani rimasti anni prima vittime di predoni, Giulietti e Biglieri. Ma, anche se non dichiarato, la missione aveva in sottofondo lo scopo politico di tessere rapporti con i ras locali, forse in preparazione della imminente invasione dell\u2019Etiopia.<br \/>\nSe la spedizione consent\u00ec a <strong>Raimondo Franchetti<\/strong> di disegnare sulla carta almeno parte della geografia tormentata di questo deserto, la Storia rese presto inutili le manovre politiche. Dal punto di vista scientifico e naturalistico la <strong>Dancalia<\/strong> si rivel\u00f2 alla carovana uno sterminato nulla di sassi e aridit\u00e0, con acqua rara e salata, percorribile solo al prezzo della perdita di animali e vite umane e di grandi prove fisiche.<br \/>\nDell\u2019esplorazione resta il libro dello stesso Franchetti \u201cNella Dancalia Etiopica\u201d, e un raro film dell\u2019Istituto Luce, girato dall\u2019operatore Mario Craveri, che documenta dettagliatamente il viaggio.<br \/>\nOggi il deserto arido della Dancalia \u00e8 meta, non esente da pericoli, di turisti avventurosi, mentre la sua grande ricchezza, il <strong>potassio<\/strong> presente nel sale, utilizzato nell\u2019industria dei fertilizzanti e degli esplosivi, \u00e8 oggetto di forti interessi economici che rischiano di stravolgere con pozzi e strade un ambiente che, forse perch\u00e9 cos\u00ec difficile, ha conservato intatta una selvaggia naturalit\u00e0.<\/p>\n<p><em>Silvia Chicchi<\/em><br \/>\n<em>Responsabile collezioni naturalistiche\u00a0<\/em><br \/>\n<em>Musei Civici di Reggio Emilia<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2020\/06\/Fig17.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-36894 size-large\" src=\"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2020\/06\/Fig17-419x640.jpg\" alt=\"\" width=\"419\" height=\"640\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Foto: Il barone Raimondo Franchetti, Archivio fotografico Musei Civici di Reggio Emilia<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>17 giugno 2020. 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