{"id":36934,"date":"2020-06-20T23:45:52","date_gmt":"2020-06-20T21:45:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/?p=36934"},"modified":"2020-06-20T23:45:52","modified_gmt":"2020-06-20T21:45:52","slug":"ispirazionemuseo-nicola-manzan","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/ispirazionemuseo-nicola-manzan\/","title":{"rendered":"#IspirazioneMuseo \/ Nicola Manzan"},"content":{"rendered":"<p><strong>Nicola Manzan, musicista (1976)<\/strong><\/p>\n<p>Nato a Treviso nel 1976, consegue il diploma in violino nel 1997, strumento che lo porta a suonare con diverse orchestre e quartetti di carattere prettamente classico.\u00a0Dal 1995 inizia un percorso parallelo nella musica leggera, ricoprendo il ruolo di chitarrista e violinista all\u2019interno di alcune rock band d&#8217;ambito locale.<br \/>\nNel 2000 si trasferisce a Bologna, dove inizia a collaborare con varie etichette discografiche indipendenti e studi di registrazione che lo coinvolgono nella scrittura degli arrangiamenti di brani di svariati artisti. Durante questa esperienza decide di specializzarsi come arrangiatore di archi e come polistrumentista suonando in studio e dal vivo non solo violino, viola e chitarra, ma anche tastiere e fisarmonica.<\/p>\n<p>Da allora collabora in studio e dal vivo con band e artisti nazionali ed internazionali tra cui Baustelle, Ligabue, Lo Stato Sociale, Tre Allegri Ragazzi Morti, Ex-Otago, Fast Animals and Slow Kids, Mezzosangue e The Bluebeaters.<\/p>\n<p>Ha scritto e registrato colonne sonore per cortometraggi e lungometraggi, ha svolto il ruolo di tutor all\u2019interno della rassegna <strong>\u201cSoundtracks\u201d<\/strong> ed \u00e8 uno dei valutatori del progetto <strong>\u201cSonda\u201d<\/strong>, entrambi organizzati dal Centro Musica di Modena.<\/p>\n<p>Nel 2005 ha fondato il suo personale progetto di musica sperimentale denominato <strong>Bologna Violenta<\/strong> con cui si \u00e8 esibito in centinaia di concerti in Italia ed Europa, sia come solista che in duo. Sotto questo pseudonimo ha pubblicato sei album, cinque Ep e svariati singoli, remix e progetti tra l\u2019harsh noise, l\u2019hardcore e la musica contemporanea.<\/p>\n<p><strong>Bologna Violenta<\/strong> \u00e8 stato materia d\u2019esame nel corso di Arte Digitale all\u2019Accademia di Belle Arti di Venezia e presso la stessa sede \u00e8 stato anche presentato il progetto \u201cThe Sound of\u2026&#8221;, in cui i pezzi di quaranta discografie diverse vengono fatti suonare simultaneamente.\u00a0Nel documentario \u201cUno Bianca &#8211; Mirare allo Stato\u201d (girato dagli studenti del Liceo Laura Bassi di Bologna, sotto la supervisione della regista Enza Negroni e con il patrocinio di Rai Teche) la colonna sonora \u00e8 composta da brani tratti dai dischi pubblicati tra il 2010 e il 2016.<\/p>\n<p>Dal 2018 collabora stabilmente con le band <strong>Ronin<\/strong> e <strong>Torso Virile Colossale<\/strong> nei ruoli di chitarrista e violinista.<\/p>\n<p><strong>Nicola Manzan \u00e8 stato uno dei sette musicisti coinvolti nel progetto MuseumWeek 2020 | Togetherness | MCRElive, che si \u00e8 svolto dall&#8217;11 al 17 maggio sulle piattaforme social dei Musei Civici, in cui ciascun musicista \u00e8 stato invitato a dedicare una performance musicale ad una specifica sede della rete museale ispirandosi al tema del giorno indicato dal programma dell&#8217;evento internazionale. Gli abbiamo cos\u00ec voluto fare qualche domanda sul suo progetto <em>site specific<\/em>.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Come \u00e8 nato il tuo lavoro dedicato all&#8217;ex Padiglione Lombroso, oggi Museo di Storia della Psichiatria, quale \u00e8 stata l&#8217;ispirazione che hai colto e che ti ha guidato?<\/strong><\/p>\n<p>Alcuni anni fa, mentre mi documentavo su alcuni aspetti riguardanti la Prima Guerra Mondiale, mi sono imbattuto in alcuni filmati che parlavano del cosiddetto \u201cshell shock\u201d, ovvero il disturbo da stress post-traumatico riportato da un grande numero di soldati impegnati per lo pi\u00f9 al fronte durante i combattimenti. Nello specifico, si trattava di individui che erano rimasti traumatizzati dalle vicende che si erano trovati a vivere e a subire durante le battaglie, e i disturbi si presentavano con forti tremori, deliri sensoriali, allucinazioni, tic e svariati altri fenomeni che impedivano loro di poter avere una vita normale. Qui in Italia chi presentava questo disturbo veniva soprannominato \u201cscemo di guerra\u201d e solo dopo alcuni mesi (o anni) di terapia poteva tornare a vivere una vita normale.<br \/>\nIl desiderio di fare un \u201clavoro\u201d in qualche modo ispirato a queste tristi vicende umane \u00e8 sempre stato vivo in me, tanto da decidere di dedicarmici non appena ne avessi avuto l&#8217;occasione.<br \/>\nQuando mi \u00e8 stato proposto di fare <a href=\"https:\/\/youtu.be\/9w9V7iyN-tw\"><strong>un video<\/strong><\/a> per la giornata dedicata al Museo di Storia della Psichiatria, vedendo che una parte dello stesso \u00e8 dedicata proprio agli \u201cscemi di guerra\u201d, ho pensato che fosse finalmente giunto il momento di provare a lavorare su questo tema, cercando di ricreare con il suono le cause, gli sviluppi, i sintomi ed infine la guarigione da questo disturbo.<\/p>\n<p><strong>Pensi dunque che il museo possa essere un luogo di formazione, di crescita e di ispirazione per un musicista?\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>A mio avviso il museo dovrebbe essere uno dei luoghi cardine per la formazione di un musicista o degli artisti in generale. Di sicuro la vita di tutti i giorni ci pu\u00f2 essere di grande ispirazione per scrivere musica, ma questo secondo me non pu\u00f2 bastare: il rischio principale \u00e8 quello di affrontare la scrittura musicale con gli stessi standard che si conoscono da sempre, nella solita <em>comfort-zone<\/em> in cui siamo abituati a comporre, senza mai prendere in considerazione il fatto che fuori dal vissuto quotidiano ci possa essere qualche chiave di lettura che ci pu\u00f2 aiutare a creare qualcosa di particolare, a volte anche pi\u00f9 personale e meno scontato. La possibilit\u00e0 di poter conoscere opere di diverso tipo, provenienti da culture diverse, ma anche solo da epoche storiche diverse, pu\u00f2 far s\u00ec che un musicista possa avere gli stimoli giusti per affrontare il proprio lavoro in maniera differente. Ma parlare semplicemente di \u201copere\u201d, effettivamente, pu\u00f2 essere riduttivo, perch\u00e9 non si tratta solo di questo. Si tratta, molto spesso di una esperienza che arricchisce nel senso pi\u00f9 ampio del termine, perch\u00e9 ovunque ci sia una ricerca storica, di qualsiasi tipo essa sia, si possono trovare stimoli e idee nuove. Personalmente, penso di aver trovato pi\u00f9 ispirazione nei musei non dedicati alla musica, che in quelli dove la musica era al centro di tutto.<br \/>\nQuindi, se da un lato la conoscenza di quanto \u00e8 stato fatto prima di noi \u00e8 la base da cui partire per evitare di cadere in banalit\u00e0 dettate dall\u2019ignoranza, dall\u2019altro penso che sia importante avere la capacit\u00e0, o anche solo la voglia, di approcciare la propria materia come se si trattasse di qualcosa di completamente diverso; la ricerca al di fuori di essa pu\u00f2 essere un momento fondamentale per creare il proprio stile e cercare di creare qualcosa di interessante, magari fuori dagli schemi e probabilmente anche originale.<\/p>\n<p><strong>Alla luce di quanto sta accadendo, in questo momento cos\u00ec pesantemente condizionato dal rischio di una nuova pandemia, quali potrebbero essere secondo te le strade da percorrere? Patrimonio culturale e ricerca musicale potrebbero attuare sinergie proficue?<\/strong><\/p>\n<p>Direi che stiamo vivendo il \u201cworst case scenario\u201d che la mia generazione avesse mai pensato di poter affrontare. Quindi anche le strade da percorrere sono delle strade impervie, non ben delineate, che spesso sembrano portare ad una meta, che per\u00f2 potrebbe essere un semplice miraggio. Mi auguro vivamente che questo non accada, ma nel frattempo mi sembra che in molti stiamo pensando ad alternative che siano valide, a trovare nuovi modi per poter mettere la nostra arte a disposizione del pubblico.<\/p>\n<p>Forse dovremmo cominciare a pensare che quello che facciamo un giorno potrebbe far parte di un patrimonio da lasciare ai posteri, che la nostra musica un giorno verr\u00e0 studiata dalle generazioni future. Se si pensasse a questo, ovvero al fatto che comunque nel tempo solo chi si \u00e8 spinto in avanti nella creazione di qualcosa di originale e particolarmente interessante \u00e8 entrato nei libri di storia, forse inizieremmo tutti a lavorare con la musica in maniera diversa, con pi\u00f9 seriet\u00e0, con una ricerca maggiore, tenendo ben presente che comunque va fatto un passo alla volta, sapendo benissimo che pi\u00f9 si spinge sull\u2019acceleratore, pi\u00f9 si rischia di farsi male.<br \/>\nPenso spesso al fatto che noi musicisti dovremmo smettere di adagiarci sugli allori, riproponendo sempre una &#8220;minestra riscaldata&#8221;, che sappiamo benissimo piacere pi\u00f9 o meno a tutti, cercando come ultimo fine il successo facile, che si traduce spesso in un mero fuoco di paglia. Dovremmo trovare la nostra strada, esplorarla, cercando di alzare sempre di pi\u00f9 l\u2019asticella della ricerca, cercando a piccoli passi di far crescere anche chi ci ascolta, mettendo insieme elementi che possano essere fruibili ed altri che possano essere nuovi e a volte interessanti, anche se inesplorati e particolarmente fuori dai canoni.<\/p>\n<p>Sono per\u00f2 convinto che le istituzioni dovrebbero avere le capacit\u00e0 di capire chi sta facendo un lavoro in questa direzione, investendo su questi aspetti di ricerca e di sperimentazione, coinvolgendo un pubblico non solo di eletti, cercando di portare ad un\u2019<em>audience<\/em> sempre pi\u00f9 ampia le nuove forme musicali, anche se non sono di immediato successo. E dovrebbero <strong>considerare la musica uno strumento di mediazione e comunicazione<\/strong>, non soltanto intrattenimento.<br \/>\nPurtroppo la quotidianit\u00e0 vince sulla \u201cricerca\u201d, perch\u00e9 si torna sempre alla gi\u00e0 accennata <em>comfort-zone<\/em>, ma mi piace pensare che ci possa essere qualcuno con la capacit\u00e0 di investire su nuove idee, magari non pensando al profitto immediato, rendendosi conto che molte opere che una volta erano \u201csperimentali\u201d, al giorno d\u2019oggi sono considerati dei \u201cclassici\u201d.<\/p>\n<p><em>Georgia Cantoni<\/em><br \/>\n<em>Responsabile comunicazione<\/em><br \/>\n<em>Musei Civici di Reggio Emilia\u00a0<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nicola Manzan, musicista (1976) Nato a Treviso nel 1976, consegue il diploma in violino nel 1997, strumento che lo porta a suonare con diverse orchestre e [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":36935,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"inline_featured_image":false,"footnotes":""},"categories":[2,1],"tags":[],"class_list":["post-36934","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-blog","category-notizie"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/36934","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/6"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=36934"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/36934\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=36934"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=36934"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=36934"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}