{"id":37890,"date":"2020-09-17T09:00:17","date_gmt":"2020-09-17T07:00:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/?p=37890"},"modified":"2024-09-13T12:04:33","modified_gmt":"2024-09-13T10:04:33","slug":"art-ad-virus-eros-e-sessualita_fotografia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/art-ad-virus-eros-e-sessualita_fotografia\/","title":{"rendered":"Art Ad.Virus | Eros e sessualit\u00e0_Fotografia"},"content":{"rendered":"<p>La terza edizione di\u00a0Fotografia Europea \u00e8 stata dedicata al controverso concetto di\u00a0corpo\u00a0indagato nelle sue molteplici e a volte radicalmente opposte accezioni. UMANO TROPPO UMANO, che individua bene l&#8217;argomento dell\u2019edizione, prevede l\u2019esposizione di scatti di artisti internazionali che si interrogano, in modo diverso, sul tema del corpo.<br \/>\nDal <strong>corpo \u201cesibito<\/strong>\u201d, trasformato dal rinnovato culto della forma fisica e del bel vivere in strumento malleabile di piacere e performance; al <strong>corpo post-tecnologico,<\/strong> che fa i conti con i nuovi media, la virtualit\u00e0 e l\u2019interconnessione. Dal <strong>corpo tormentato\u00a0e consunto<\/strong>, straziato ai limiti del tollerabile da nuove guerre, nuove armi, nuove malattie, nuove miserie; al <strong>corpo inerte<\/strong>, sezionato, oggetto della ricerca scientifica che lo analizza e lo studia con distacco oggettivo. Per arrivare al <strong>corpo stesso dell\u2019immagine fotografica<\/strong>, un corpo che negli anni si \u00e8 evoluto e modificato quanto quello umano, facendo proprie nuove tecniche, nuovi materiali, nuovi supporti, fino all\u2019apparente immaterialit\u00e0 della digitalizzazione.<br \/>\nL\u2019 Ex Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Reggio Emilia ha accolto i corpi di Antoine D\u2019Agata il quale presenta una serie di autoritratti che documentano il rapporto, tattile e corporeo, del fotografo con le sue immagini.<\/p>\n<p>\u201c<em>Piano piano, nel corso degli anni, ho cercato di andare sempre pi\u00f9 in fondo in quel mondo oscuro, ho cercato di essere pi\u00f9 esigente riguardo al mio modo di fare fotografie, alla mia posizione all&#8217;interno del mondo e alle situazioni che fotografo. Cerco di spingermi sempre pi\u00f9 a fondo nei rapporti con le persone che fotografo, a volte si tratta di relazioni molto intime fisiche e sessuali allo stesso tempo il mio lavoro \u00e8 un tentativo disperato di guardare a quegli spazi della societ\u00e0 dei quali ci siamo dimenticati e che non guardiamo pi\u00f9.<\/em>\u201d<\/p>\n<p><em>Lo schema dell\u2019artista \u00e8 sempre il medesimo: \u201cStrutturo un\u00a0<strong>percorso fisico\u00a0e\u00a0psichico\u00a0<\/strong>oscurato dal rischio, dal caso, dal desiderio e dall\u2019inconscio in una frenetica ricerca della sensazione di sentirmi vivo, essere parte della vita ed appartenere ad essa. La mia ispirazione, se tale si pu\u00f2 chiamare, viene dalle mie dipendenze, dalla mia rabbia, dai miei desideri, dalle mie disperazioni, viene da una posizione molto genuina all&#8217;interno del mondo nel quale vivo. Le controversie sull&#8217;immoralit\u00e0 delle mie fotografie penso che siano false problematiche, si fermano alla nudit\u00e0, alla violenza ma tutta la violenza che viene mostrata \u00e8 necessaria, mostro una reazione alla brutalit\u00e0 istituzionale. Ho visto persone la cui vita \u00e8 una risposta all&#8217;oppressione politica ed economica, tutta la violenza che mostro non \u00e8 gratuita, \u00e8 la reazione sana al mondo nel quale viviamo. Ovviamente penso al mio lavoro ma non troppo, voglio essere il pi\u00f9 pazzo e puro e intenso possibile, cerco di ricavare il meglio dalla mia vita e cerco di essere ovunque nel mondo nel quale vivo. Non voglio accettare compromessi, non voglio arrendermi davanti a niente e a nessun livello. Voglio tutto questo. \u201c<\/em><\/p>\n<p>E cos\u00ec l\u2019arte dunque \u00e8 sublimazione, elaborazione del trauma che genera un elemento concreto, il prodotto artistico, che una volta offerto alla comunit\u00e0 diventa cultura, oggetto di pensiero, comunicazione, qualunque sia il seme natale.<br \/>\nAntoine D\u2019Agata fotografa per <strong>smascherare<\/strong>\u00a0il mondo, attraversa ed \u00e8 attraversato dalle esperienze il cui denominatore comune \u00e8 l\u2019eccesso per arrivare alla forma pi\u00f9 pura e incorrotta dell\u2019immagine ultima. Il corpo si fa veicolo per la catarsi dell\u2019anima, il carburate \u00e8 l\u2019impeto, un moto incontenibile di determinazione attraverso un viaggio lisergico che oltrepassa le <strong>contraddizioni\u00a0<\/strong>della fotografia di documentazione mantenendo l\u2019aspetto animalesco che alcune sue figure assumono.<br \/>\nLa deformazione delle forme e della materia ha lo scopo di cogliere non tanto o non solo il corpo in s\u00e9, ma l&#8217;essere vivo di questo corpo, la sua energia, il movimento, la vita che scardina la rappresentazione, sconvolgendola dall&#8217;interno e riscrivendola. Le fotografie di Antoine D&#8217;Agata esprimono la rottura del distacco fisico con il corpo che si fotografa attuando un percorso sensoriale, arrivando materialmente a contatto attraverso odori, sapori, e provocando in s\u00e8 una reazione fisica.<br \/>\nSogno e realt\u00e0, incubo visionario e percezione del mondo, angoscia e sessualit\u00e0, poetica del corpo e delirio incontrollato della mente, solitudine e condivisione carnale del piacere, dolore esistenziale ed erotismo vitale: sono tutti dualismi presenti nell&#8217;arte di Antoine D&#8217;Agata, che rendono la fotografia di questo autore estremamente complessa e capace di rivelare al fruitore la propria condizione di individuo sofferente e perso in un nulla artificiosamente costruito dall&#8217;uomo per negare il vuoto che lo circonda.<\/p>\n<p><em>Benedetta Incerti<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2020\/09\/fotografia.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-37895 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2020\/09\/fotografia-480x384.jpg\" alt=\"\" width=\"480\" height=\"384\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Foto dalla mostra SITUATIONS, Ex Ospedale Psichiatrico Giudiziario Reggio Emilia, 30 aprile \u2013\u00a08 giugno 2008<\/p>\n<p><em>&#8212;<\/em><\/p>\n<p><em>Art Ad.Virus \u00e8 un progetto nato e ideato con la congiunzione di diversi eventi pi\u00f9 o meno inaspettati: l\u2019evolversi della pandemia da Covid, il sopravvivere della cultura (e dell\u2019arte) nel mezzo di questa e l\u2019elezione di Parma (e anche Reggio Emilia e Piacenza) come Capitale Italiana della Cultura 2020+2021. Di fronte a questa situazione, abbiamo capito quanto fosse importante che la cultura non restasse al suo posto, ma uscisse dai luoghi a questa deputati, chiusi per il lockdown; abbiamo quindi scelto alcune tematiche che si susseguiranno con scadenza mensile, ognuna delle quali approfondita in relazione ai diversi ambiti dell\u2019arte figurativa: pittura scultura, archeologia, performances, cinema e tanti altri. Perch\u00e9 questo nome? Ci siamo ispirati alla figura lavorativa dell\u2019Art Advisor, a cui abbiamo preferito sostituire parte del nome con un termine attualissimo: virus. \u00c8 in realt\u00e0 un augurio: di farci contagiare inaspettatamente dall\u2019arte e dalla cultura che Reggio Emilia e il suo territorio offrono.<\/em><\/p>\n<p><em>Art Ad.Virus \u00e8 un progetto a cura di Martina Ciconte, Chiara Eboli, Benedetta Incerti, Maria Chiara Mastroianni, Lorenzo Zanchin del Servizio civile volontario<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La terza edizione di\u00a0Fotografia Europea \u00e8 stata dedicata al controverso concetto di\u00a0corpo\u00a0indagato nelle sue molteplici e a volte radicalmente opposte accezioni. 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