{"id":38346,"date":"2020-10-29T09:00:33","date_gmt":"2020-10-29T08:00:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/?p=38346"},"modified":"2024-09-13T12:05:34","modified_gmt":"2024-09-13T10:05:34","slug":"art-ad-virus-sacro-e-profano_archeologia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/art-ad-virus-sacro-e-profano_archeologia\/","title":{"rendered":"Art Ad.Virus | Sacro e profano_Archeologia"},"content":{"rendered":"<p>Quante volte capita di notare all\u2019interno di edifici religiosi la presenza di elementi estranei al contesto e di epoche precedenti? Quante volte, ad esempio, vediamo capitelli di colonne romane utilizzati come acquasantiere? O ancora, sarcofagi pagani riutilizzati come sarcofagi di santi o altari?<br \/>\nIl fenomeno del riuso dei materiali antichi nell\u2019arte e nell\u2019architettura dei secoli successivi \u00e8 molto frequente, soprattutto nel periodo tardoantico e medievale. La religione cristiana non \u00e8 stata sempre \u201cdistruttiva\u201d; laddove ha potuto, ha infatti reimpiegato e riadattato immagini, monumenti ed edifici pagani (e quindi ritenuti profani), attribuendo loro significati nuovi. In diversi casi i templi sono stati convertiti in chiese e le terme in battisteri; similmente, nell\u2019arte scultorea figure come gli amorini, strettamente connessi alla sfera dell\u2019eros, sono stati trasformati in angeli. Spesso, inoltre, si prelevavano dalle strutture in rovina i loro elementi costitutivi: frammenti architettonici, decorativi e funerari potevano essere impiegati nelle nuove costruzioni come semplice materiale edilizio oppure, se particolarmente pregiati, potevano essere esibiti per la loro bellezza. Quando possibile, si riutilizzavano mantenendo la funzione per cui erano stati prodotti.<\/p>\n<p>All\u2019interno dei Musei Civici di Reggio Emilia, \u00e8 presente un esempio di reimpiego che ci riporta alla dicotomia sacro\/profano. Si tratta di un bassorilievo in marmo rosso di Verona, collocato inizialmente nel muro dell\u2019orto del convento cittadino di S. Tommaso e poi in una casa privata, che rappresenta una Madonna seduta su un trono con bambino benedicente, realizzato secondo alcuni studiosi tra la fine del XII e l\u2019inizio del XIII d.C, secondo altri nel pieno XII d.C. Se ruotiamo la lastra, per\u00f2, noteremo un\u2019iscrizione romana in distici elegiaci, bordata da un fregio d\u2019acanto e datata al I d.C.! La storia di questa epigrafe s\u2019intreccia a quella di altre due conservate nella parrocchiale di Novi di Modena (all\u2019epoca parte della diocesi di Reggio) e a Carpi.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2020\/10\/6-00765.jpg\"><br \/>\n<\/a><a href=\"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2020\/10\/6-00765.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-38352\" src=\"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2020\/10\/6-00765-427x640.jpg\" alt=\"\" width=\"224\" height=\"336\" \/><\/a>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 <a href=\"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2020\/10\/6-00766.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-38354 \" src=\"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2020\/10\/6-00766-480x320.jpg\" alt=\"\" width=\"440\" height=\"293\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tutte e tre rimandano a un certo <em>Plotius<\/em>: quelle di Reggio e di Carpi costituiscono parti di uno stesso monumento funerario, mentre quella di Novi, che presenta lo stesso epitaffio e lo stesso nome, potrebbe essere appartenuta alla tomba di un omonimo o di un componente della stessa famiglia. Sono poi state recuperate in epoche successive ed \u00e8 stato attribuito loro un senso differente da quello originario: infatti, cos\u00ec come sull\u2019esemplare di Reggio, sul lato opposto alla scritta della lastra di Novi, reimpiegata come pluteo, fu riprodotto agli inizi del XIII d.C. un Cristo in mandorla tra i simboli degli Evangelisti, mentre la lastra di Carpi venne riutilizzata nel sarcofago quattrocentesco di Marco Pio nella chiesa di S. Francesco.<\/p>\n<p>Facciamo un passo indietro: quante volte, camminando per le strade delle nostre citt\u00e0, abbiamo notato questi materiali inglobati in palazzi e strutture pubbliche?<br \/>\nIn museo abbiamo diversi casi anche di questo tipo, alcuni dei quali riconducibili all\u2019et\u00e0 rinascimentale e moderna, ma ci soffermeremo solo su due particolarmente significativi. Il primo riguarda il monumento sepolcrale dei Petti, una stele a edicola del I d.C. al centro della quale sono scolpiti un uomo e una donna che si stringono la mano destra nell\u2019atto della <em>dextrarum iunctio,<\/em> che sancisce l\u2019unione coniugale tra i due e la cessione della dote della donna alla famiglia del futuro marito. Appartenuta alla necropoli orientale di <em>Regium Lepidi<\/em>, presso S. Maurizio, venne rinvenuta durante il Cinquecento nelle terre dei conti Malaguzzi che la murarono sulla facciata della loro villa consentendo cos\u00ec al pezzo di conservarsi e arrivare ai giorni nostri.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2020\/10\/6-02806.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-38356 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2020\/10\/6-02806-427x640.jpg\" alt=\"\" width=\"270\" height=\"405\" \/><\/a><\/p>\n<p>Il conte Malaguzzi, infatti, \u00e8 stato tra i primi a valorizzare i monumenti antichi all\u2019interno della sua tenuta, creando una sorta di lapidario <em>ante litteram<\/em> e preservando in questo modo materiali che altrimenti sarebbero andati distrutti o perduti. Similmente, il cippo dedicato a <em>Terminus<\/em> (divinit\u00e0 romana che presiedeva ai confini dei campi e delle pietre terminali), che in antico doveva forse indicare uno dei limiti di<em> Regium Lepidi<\/em>, fu collocato, dopo la sua scoperta nel Cinquecento, sulla cantonata di un altro palazzo cittadino. Anche in questo caso tale pratica ha avuto risvolti positivi: l\u2019oggetto, cos\u00ec conservatosi fino all\u2019Ottocento, dopo la distruzione dell\u2019abitazione divenne parte della prima raccolta di marmi antichi reggiana, all\u2019epoca allestita sotto i portici del municipio.<\/p>\n<p><em>Maria Chiara Mastroianni<\/em><br \/>\n<em>Martina Ciconte<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2020\/10\/6-02846.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-38358 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2020\/10\/6-02846-427x640.jpg\" alt=\"\" width=\"270\" height=\"405\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\">BIBLIOGRAFIA<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\"><span lang=\"it-IT\">A. Benassi,<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\"><span lang=\"it-IT\"><i>\u00a0<\/i><\/span><\/span><\/span><em><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\"><span lang=\"it-IT\">Il Lapidario Romano dei Civici Musei di Reggio Emilia<\/span><\/span><\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\"><span lang=\"it-IT\">, Tesi di Laurea, Anno Accademico 1995\/96<br \/>\n<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\"><span lang=\"it-IT\">M. Degani,\u00a0<\/span><\/span><\/span><em><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\"><span lang=\"it-IT\">Silloge epigrafica di Reggio Romana<\/span><\/span><\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\"><span lang=\"it-IT\"> in Societ\u00e0 Reggiana di Archeologia (a cura di), Quaderni d&#8217;Archeologia Reggiana, 3, Reggio Emilia,1977, pp. 188-194<br \/>\n<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\"><span lang=\"it-IT\">C. Franzoni,<\/span><\/span><\/span><em><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\"><span lang=\"it-IT\">\u00a0<\/span><\/span><\/span><\/em><em><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\"><span lang=\"it-IT\">La tradizione negli occhi. L&#8217;arte del mondo romano nel medioevo<\/span><\/span><\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\"><span lang=\"it-IT\">\u00a0in S. Settis (a cura di), Civilt\u00e0 dei romani. Un linguaggio comune, Milano, 1993, pp. 268-290<br \/>\n<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\"><span lang=\"it-IT\">C. Franzoni,\u00a0<\/span><\/span><\/span><em><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\"><span lang=\"it-IT\">Il recupero medievale dei marmi antichi<\/span><\/span><\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\"><span lang=\"it-IT\">\u00a0in C. Franzoni (a cura di), Il &#8220;Portico dei Marmi&#8221;. Le prime collezioni a Reggio Emilia e la nascita del Museo Civico, Reggio Emilia, 1999, pp. 9-13<br \/>\n<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\"><span lang=\"it-IT\">C. Franzoni,\u00a0<\/span><\/span><\/span><em><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\"><span lang=\"it-IT\">Marmi antichi tra privato e pubblico agli inizi del Cinquecento<\/span><\/span><\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\"><span lang=\"it-IT\">\u00a0<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\"><span lang=\"it-IT\">in C. Franzoni (a cura di), Il &#8220;Portico dei Marmi&#8221;. Le prime collezioni a Reggio Emilia e la nascita del Museo Civico, Reggio Emilia, 1999, pp.\u00a057-67<br \/>\n<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\"><span lang=\"it-IT\">F. Rebecchi, C. Franzoni,\u00a0<\/span><\/span><\/span><em><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\"><span lang=\"it-IT\">Una iscrizione metrica antica ricomposta (CIL XI 973a) ed i suoi reimpieghi medievali<\/span><\/span><\/span><\/em><em><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\"><span lang=\"it-IT\">\u00a0<\/span><\/span><\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\"><span lang=\"it-IT\">in F. Rebecchi (a cura di), Miscellanea di studi archeologici e di antichit\u00e0, IV, Modena, 1995, pp. 123-148<br \/>\n<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\"><span lang=\"it-IT\">S. Settis,\u00a0<\/span><\/span><\/span><em><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\"><span lang=\"it-IT\">Tribuit sua marmora Roma: sul reimpiego di sculture<\/span><\/span><\/span><\/em><em><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\"><span lang=\"it-IT\"> antiche<\/span><\/span><\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\"><span lang=\"it-IT\">\u00a0in\u00a0W. Sauerl\u00e4nder\u00a0(a cura di), Lanfranco e Wiligelmo. Il duomo di Modena, vol. 2, Modena, 1985, pp. 309- 317<br \/>\n<\/span><\/span><\/span><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\"><span style=\"color: #000000;\">S. Testi,<\/span><span style=\"color: #000000;\"><i> La Madonna col bambino dei Musei Civici di Reggio Emilia. Storia di un \u201ccomune\u201d reimpiego<\/i><\/span><span style=\"color: #000000;\"> in L. Malnati, S. Pellegrini, F. Piccinini, C. Stefani (a cura di) Mutina splendidissima. La citt\u00e0 romana e la sua eredit\u00e0, Modena, 2018, pp. 456-459<\/span><\/span><\/p>\n<p><em>&#8212;<\/em><\/p>\n<p><em>Art Ad.Virus \u00e8 un progetto nato e ideato con la congiunzione di diversi eventi pi\u00f9 o meno inaspettati: l\u2019evolversi della pandemia da Covid, il sopravvivere della cultura (e dell\u2019arte) nel mezzo di questa e l\u2019elezione di Parma (e anche Reggio Emilia e Piacenza) come Capitale Italiana della Cultura 2020+2021. Di fronte a questa situazione, abbiamo capito quanto fosse importante che la cultura non restasse al suo posto, ma uscisse dai luoghi a questa deputati, chiusi per il lockdown; abbiamo quindi scelto alcune tematiche che si susseguiranno con scadenza mensile, ognuna delle quali approfondita in relazione ai diversi ambiti dell\u2019arte figurativa: pittura scultura, archeologia, performances, cinema e tanti altri. Perch\u00e9 questo nome? Ci siamo ispirati alla figura lavorativa dell\u2019Art Advisor, a cui abbiamo preferito sostituire parte del nome con un termine attualissimo: virus. \u00c8 in realt\u00e0 un augurio: di farci contagiare inaspettatamente dall\u2019arte e dalla cultura che Reggio Emilia e il suo territorio offrono.<\/em><\/p>\n<p><em>Art Ad.Virus \u00e8 un progetto a cura di Martina Ciconte, Chiara Eboli, Benedetta Incerti, Maria Chiara Mastroianni, Lorenzo Zanchin del Servizio civile volontario<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quante volte capita di notare all\u2019interno di edifici religiosi la presenza di elementi estranei al contesto e di epoche precedenti? 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