{"id":38389,"date":"2020-10-15T14:29:47","date_gmt":"2020-10-15T12:29:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/?p=38389"},"modified":"2024-09-13T12:03:43","modified_gmt":"2024-09-13T10:03:43","slug":"art-ad-virus-sacro-e-profano_storia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/art-ad-virus-sacro-e-profano_storia\/","title":{"rendered":"Art Ad.Virus | Sacro e profano_Storia"},"content":{"rendered":"<p class=\"western\" style=\"text-align: justify;\" align=\"center\"><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\">Il termine \u201csacro\u201d deriva dal latino arcaico \u201csakros\u201d, comparso per la prima volta sull\u2019iscrizione Lapis Niger (VI sec. a.C.). Successivamente \u00e8 passato ad indicare l\u2019area semantica relativa ad una divinit\u00e0 ed al suo culto. <\/span><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\">Antitesi di \u201csacro\u201d \u00e8 \u201cprofano\u201d. Anch\u2019esso di derivazione latina (pro=davanti + fanum=tempio,luogo sacro), denota tutto ci\u00f2 che \u00e8 estraneo o contrario alla dimensione sacrale e religiosa. <\/span><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\">Immaginando questi due termini, sacro e profano (S,P), come i due estremi di un segmento, per definizione opposti, talvolta si pu\u00f2 assistere ad un loro congiungimento, come se si trovassero a coincidere in uno stesso punto, appartenente ad un\u2019ipotetica circonferenza.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\">Nel caso specifico della citt\u00e0 di Reggio Emilia, molti sono gli edifici in cui, per la loro storia, sacro e profano si sono trovati a coesistere. Il complesso di S. Domenico e la chiesa di S. Giovanni Evangelista ne rappresentano, certamente, un esempio. <\/span><\/p>\n<p class=\"western\" style=\"text-align: justify;\" align=\"center\"><a href=\"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2020\/10\/chiostri-san-domenico.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-38398 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2020\/10\/chiostri-san-domenico-480x270.jpg\" alt=\"\" width=\"480\" height=\"270\" \/><\/a><\/p>\n<p class=\"western\" style=\"text-align: justify;\" align=\"left\"><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\">Notizie sull\u2019origine dei chiostri di S. Domenico ci sono pervenute tramite la cronaca duecentesca del notaio reggiano Alberto Milioli. Da questa si evince, come data saliente per l\u2019origine del complesso Domenicano, comprendente chiesa e convento, il 25 luglio 1233, giorno in cui venne posta la prima pietra per la sua edificazione. Con l\u2019inizio del secolo, infatti, si assistette all\u2019allargamento della cinta muraria urbana e la conseguente inclusione di orti e vigne. Fu cos\u00ec possibile costruire, nel quartiere di S. Pietro, la nuova chiesa intitolata al SS. Nome di Ges\u00f9, successivamente, rinominata chiesa di S. Domenico.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\">La tradizione lega il convento alla figura di Fra Giovanni da Vicenza, frate Domenicano che nell\u2019agosto del 1233, nei pressi di Verona, durante una solenne adunanza, concluse la pace tra reggiani, bolognesi e modenesi. Si pu\u00f2 supporre che, conseguentemente a tale evento, la cittadinanza reggiana decise di edificare un complesso religioso che ospitasse il \u201cgiovane\u201d ordine dei Domenicani, nato, poco prima, nel 1206. Nel corso dei secoli, il convento di S. Domenico sub\u00ec numerosi rifacimenti, spesso resi necessari dai molteplici impieghi a cui fu destinato.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" style=\"text-align: justify;\" align=\"left\"><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\">Tra il 1420 e il 1461 la chiesa venne restaurata e il convento, tramite un sussidio del Pubblico di Reggio, pot\u00e9 finalmente dotarsi di una biblioteca. L\u2019intervento di restauro si protrasse fino al 1470 e previde un ampliamento del convento con la conseguente costruzione di due ali di un nuovo chiostro di forma quadrangolare, ultimato nel 1500 e denominato \u201cCastelnuovo\u201d. Nello stesso periodo, si assistette al rifacimento delle mura del chiostro pi\u00f9 antico, il \u201cchiostro dei morti\u201d, in origine adibito a cimitero. Fu proprio quest\u2019ultimo a subire un decurtamento dell\u2019ala meridionale, durante i lavori di ampliamento della chiesa.<br \/>\nNel 1509 il convento divenne, in parte, sede del Tribunale della Santa Inquisizione e nel 1702, sotto il Ducato Estense, l\u2019intero complesso venne adibito ad ospedale militare. Tale impiego si protrasse durante tutta l\u2019et\u00e0 napoleonica, quando divenne caserma per le truppe, mantenendo questo ufficio anche successivamente, col ritorno degli Estensi. Nel 1860 il complesso divenne \u201cDeposito Cavalli Stalloni\u201d. Pi\u00f9 di un secolo dopo, nel 1980, il \u201cDeposito Cavalli Stalloni\u201d, gi\u00e0 \u201cIstituto di Incremento Ippico\u201d, venne definitivamente chiuso e l\u2019intero complesso pass\u00f2 di propriet\u00e0 all\u2019Amministrazione Comunale, la quale decise di destinarlo alle Attivit\u00e0 Culturali. Oggi, l\u2019ex convento Domenicano, ospita l\u2019Archivio Storico Comunale, l\u2019Istituto Storico per la Resistenza e l\u2019Istituto Musicale Peri, dimostrando, a tutti gli effetti, di essere un nutrito centro culturale.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" style=\"text-align: justify;\" align=\"center\"><a href=\"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2020\/10\/632.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-38402 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2020\/10\/632-360x640.jpg\" alt=\"\" width=\"360\" height=\"640\" \/><\/a><\/p>\n<p class=\"western\" style=\"text-align: justify;\" align=\"left\"><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\">La Chiesa di S. Giovanni Evangelista, conosciuta come Chiesa di S. Giovannino, rappresenta uno dei pi\u00f9 importanti edifici sacri dell\u2019Emilia. Situata nell\u2019omonima Piazzetta di S. Giovanni, con l\u2019intera facciata in cotto rimasta incompiuta, presenta una struttura architettonica risalente al secolo XVI, risultato di numerosi rifacimenti avvenuti nel corso dei secoli.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\">Il Degani indica che la chiesa fu eretta al di fuori del <i>castrum<\/i>, in prossimit\u00e0 del muro occidentale del castello. Tracce della sua esistenza giungono a noi tramite un documento, datato 1192, facente parte di un testamento, nel quale si distingue esplicitamente la &#8220;Ecclesia Sancti Ioannis Baptiste&#8221; dalla &#8220;Ecclesia Sancti Ioannis De Civitate&#8221;, individuabile con l\u2019odierna Chiesa di S. Giovanni Evangelista. In origine la chiesa era parrocchiale ed era affidata alla sovrintendenza di un rettore.<br \/>\nIn un atto rogato 16 settembre 1502, si parla di una ricostruzione dell\u2019edificio religioso, promossa dal parroco e dai rappresentanti della <i>vicinia<\/i>(contrada), resa necessaria da una sua precedente demolizione (sec. XV); Girolamo Casotti divenne, in tale occasione, sovrintendente del cantiere, che si concluse nel 1563. Nel 1575 la chiesa di S. Giovannino era gi\u00e0 conclusa da un decennio ma l\u2019interno, intonacato e tinteggiato, si presentava ancora spoglio.<br \/>\nDocumenti posteriori informano che l\u2019edificio religioso era dotato di sei cappelle, come sono tutt\u2019ora, cinque delle quali gentilizie e una della vicinia o parrocchia. Entro il 1614 tutte le cappelle, compresa quella del coro, erano provviste di una pala dipinta ad olio, eccetto quella della vicinia che era dotata di un crocifisso di stucco. Per quanto riguarda la decorazione ad affresco, i lavori iniziarono un anno prima, nel 1613. In questo stesso periodo anche la vicina Basilica della Ghiara si apprestava ad essere decorata. Si cre\u00f2 quindi un\u2019interrelazione tra le due chiese che si affidarono alla maestria dei medesimi artisti; giunsero a Reggio Paolo Guidotti, Sisto Badalocchio, Tommaso Sandrini e Lorenzo Franchi. Fu cos\u00ec che la Chiesa di S. Giovanni Evangelista venne presto soprannominata \u201cla piccola Ghiara\u201d poich\u00e8, malgrado le sue modeste dimensioni, conservava, al suo interno, una considerevole ricchezza.<br \/>\nFiore all\u2019occhiello di S. Giovannino sono i due telieri del Tiarini , di grande importanza artistica, raffiguranti, rispettivamente, \u201cIl Transito di S. Giovanni Evangelista\u201d e \u201cIl Martirio di S. Giovanni Evangelista\u201d. Realizzati con un disegno accurato e tonalit\u00e0 profonde, di un colore tipicamente emiliano, tali sopravvissero, fortunatamente, alla cupidigia ducale e alle successive confische napoleoniche.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" style=\"text-align: justify;\" align=\"left\"><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\">Nel1808 la chiesa venne acquistata all\u2019asta dalla famiglia Trivelli e, dopo aver mutato radicalmente il suo ufficio (divenne concimaia e bottega), pass\u00f2 di propriet\u00e0 ai conti Palazzi Trivelli. Dopo molti anni in cui l\u2019edificio era rimasto chiuso al culto, nel 1896, il Conte Ferrante Trivelli stipul\u00f2 una convenzione con la Confraternita della Immacolata Concezione e S. Francesco, cedendole la chiesa per l\u2019officiatura. Da parte sua, la Confraternita si assumeva l\u2019onere della manutenzione, come documenta il rogito del notaio dott. Francesco Borri, 9 marzo 1896. Ebbe quindi inizio un\u2019opera di risanamento dell\u2019edificio. Il restauro coinvolse il tetto, il pavimento, i muri e le cappelle (eccetto per le volte).<br \/>\n<\/span><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\">Oggi la chiesa di S. Giovannino, tutt\u2019ora di propriet\u00e0 della Confraternita dell\u2019Immacolata Concezione e S. Francesco, continua, tacitamente, ad ornare Piazzetta S. Giovanni ed \u00e8 l\u2019unica chiesa che preserva il rito in latino, avente luogo la prima domenica di ogni mese.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\">In conclusione, il complesso di S. Domenico e la chiesa di S. Giovanni Evangelista, <\/span><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\">col loro vissuto travagliato, rappresentano l\u2019esempio tangibile di quante possibili vite pu\u00f2 racchiudere in s\u00e9 un edificio, perch\u00e9 ci\u00f2 che i nostri occhi vedono, spesso, non \u00e8 che il risultato di una metamorfosi che perdura da secoli.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"left\"><em><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\">Chiara Eboli<\/span><\/em><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"left\"><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\">Bibliografia:<\/span><\/p>\n<div>Artioli N., <em>Le pitture di San Giovanni Evangelista<\/em><\/div>\n<div>Zamboni, Artioli N., <em>La Chiesa di San Giovanni Evangelista<\/em><\/div>\n<div>\n<div>Bocconi, L., <em>La Chiesa di San Domenico e il Convento dei Domenicani in Reggio<\/em><\/div>\n<\/div>\n<div><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\">Mussini M., Gasparini, P, Varini, G.,<\/span><em><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\"> I Chiostri di san Domenico\u00a0 \u00a0<\/span><\/em><\/div>\n<p><em>&#8212;<\/em><\/p>\n<p><em>Art Ad.Virus \u00e8 un progetto nato e ideato con la congiunzione di diversi eventi pi\u00f9 o meno inaspettati: l\u2019evolversi della pandemia da Covid, il sopravvivere della cultura (e dell\u2019arte) nel mezzo di questa e l\u2019elezione di Parma (e anche Reggio Emilia e Piacenza) come Capitale Italiana della Cultura 2020+2021. Di fronte a questa situazione, abbiamo capito quanto fosse importante che la cultura non restasse al suo posto, ma uscisse dai luoghi a questa deputati, chiusi per il lockdown; abbiamo quindi scelto alcune tematiche che si susseguiranno con scadenza mensile, ognuna delle quali approfondita in relazione ai diversi ambiti dell\u2019arte figurativa: pittura scultura, archeologia, performances, cinema e tanti altri. Perch\u00e9 questo nome? Ci siamo ispirati alla figura lavorativa dell\u2019Art Advisor, a cui abbiamo preferito sostituire parte del nome con un termine attualissimo: virus. \u00c8 in realt\u00e0 un augurio: di farci contagiare inaspettatamente dall\u2019arte e dalla cultura che Reggio Emilia e il suo territorio offrono.<\/em><\/p>\n<p><em>Art Ad.Virus \u00e8 un progetto a cura di Martina Ciconte, Chiara Eboli, Benedetta Incerti, Maria Chiara Mastroianni, Lorenzo Zanchin del Servizio civile volontario<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il termine \u201csacro\u201d deriva dal latino arcaico \u201csakros\u201d, comparso per la prima volta sull\u2019iscrizione Lapis Niger (VI sec. a.C.). 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