{"id":39102,"date":"2021-01-26T09:15:07","date_gmt":"2021-01-26T08:15:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/?p=39102"},"modified":"2021-01-26T09:15:07","modified_gmt":"2021-01-26T08:15:07","slug":"museopop-notti-brave-nellantica-roma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/museopop-notti-brave-nellantica-roma\/","title":{"rendered":"#MuseoPOP \/ Notti brave nell&#8217;antica Roma"},"content":{"rendered":"<p>Accostare vita notturna e antica Roma potrebbe sembrare azzardato, ma lo storico <strong>Karl-Wilhelm Weeber<\/strong> dimostra il contrario in questo saggio piacevole e ben documentato, dal respiro narrativo.<\/p>\n<p>Le fonti antiche, infatti, raccontano in modo ricco e dettagliato le <em>noctes romanae<\/em>, in cui gli abitanti dell&#8217;Urbe non si facevano mancare nulla, dai lauti banchetti al gioco dei dadi, dalle gare di bevute alle serenate notturne, agli atti vandalici, senza dimenticare la frequentazione delle prostitute e gli spettacoli alla luce delle fiaccole.<\/p>\n<p>Se la vita notturna nella Roma moderna \u00e8 decisamente movimentata, anche nella capitale dell&#8217;Impero non tutti riposavano, e la citt\u00e0 non era certo silenziosa: i poeti Giovenale e Marziale sono tra i tanti a lamentarsi dell&#8217;incessante rumore dei carri che trasportavano merci e passeggeri, a causa del &#8220;divieto di circolazione&#8221; imposto da Cesare dall&#8217;alba alle 10 di sera.<\/p>\n<p>A questi si aggiungevano i nottambuli veri e propri, che Seneca e Catone condannano come dissoluti e sfaccendati. Taverne e osterie si affollavano non solo di popolani, ma anche di personaggi ben pi\u00f9 altolocati: sempre Giovenale ci parla dell&#8217;aristocratico console Laterano, che anzich\u00e9 provvedere alle difese dell&#8217;impero, &#8220;trascorre tutta la notte a giocare a dadi&#8221; e &#8220;bazzica le taverne sempre aperte di notte&#8221; (<em>pervigiles popinae<\/em>) della citt\u00e0-guarnigione di Ostia. Doppio scandalo, sia perch\u00e9 trascurava il proprio dovere, sia perch\u00e9 frequentava luoghi indecorosi: ma erano molti i rampolli romani a subire il fascino degli ambienti plebei, e l&#8217;accusa di <em>luxuria popinalis<\/em> emergeva spesso tra le diffamazioni rivolte anche tra avversari politici.<br \/>\nQualche volta i gruppi di &#8220;giovinastri&#8221; di buona famiglia commettevano atti vandalici o provocavano violente risse. Uno degli episodi giunti fino a noi riguarda la &#8220;gang&#8221; aristocratica di Cesone Quintilio, che si rese colpevole di un brutale omicidio. Marco Volscio, fratello della vittima ed ex tribuno della plebe, dopo una denuncia inascoltata fece appello al popolo: Cesone sfugg\u00ec per un soffio al linciaggio, andando poi in esilio volontario in Etruria.<br \/>\nMa il pi\u00f9 famigerato di tutti i <em>grassatores<\/em>, i teppisti, pare sia stato il giovane Nerone: a giudicare dai racconti dei suoi biografi, in incognito con la sua &#8220;banda&#8221; tormentava gli incauti passanti, e anche quando le vittime erano altolocate, era sempre l&#8217;imperatore ad averla vinta.<\/p>\n<p>Altri imperatori sono stati accusati di <em>ebrietas<\/em> e <em>aleae infamia<\/em>, ebbrezza e schiavit\u00f9 del gioco d&#8217;azzardo, con cui riempivano lunghe nottate: pare che l&#8217;imperatore Claudio abbia addirittura progettato un tavoliere da gioco portatile, e scritto un libro sull&#8217;argomento.<br \/>\nAnche al netto di eventuali racconti accentuati dai biografi di imperatori gi\u00e0 circondati da pessima fama, si pu\u00f2 comunque presumere che di notte le strade di Roma fossero abitualmente rese insicure da personaggi pericolosi.<br \/>\nMolti locali notturni in realt\u00e0 erano aperti anche di giorno, e fungevano da ristoranti, tavole calde o <em>take away<\/em>, mentre altri davano alloggio: naturalmente i proprietari non mancavano di farsi pubblicit\u00e0 con scritte sui muri, insegne vistose e fiaccole a indicare la via, e graziose locandiere affacciate sulla porta: la locanda di Mercurio e Apollo a Lione prometteva agli ospiti &#8220;un soggiorno senza rimpianti&#8221;.<br \/>\nAlcune taverne infatti esercitavano, in modo nemmeno troppo nascosto, varie forme di prostituzione: era considerata una professione legale, ma si doveva essere iscritte ad un apposito registro. La legislazione romana tentava, appunto, di regolamentare questo e altri aspetti della vita notturna, mentre la condanna morale persisteva.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda invece le feste private, le fonti riportano che persino Catone Uticense, notissimo e severo senatore, fu pizzicato pi\u00f9 volte in giro per le strade all&#8217;alba in stato di ebbrezza, probabilmente reduce da uno dei tanti banchetti che si protraevano per l&#8217;intera nottata nelle lussuose domus, tra gozzoviglie, gare di bevute e giochi conviviali.<br \/>\nAnche ai banchetti per\u00f2 si tentava di mettere delle regole: i partecipanti non volevano annoiarsi, e dunque si stabiliva che nessuno si prendesse troppo spazio per lunghi e noiosi sproloqui.<br \/>\nSi cercava insomma di alternare una conversazione di livello a indovinelli, sciarade e letture di brani poetici e teatrali, spettacoli musicali e di danza, eseguiti da celebri attori e ballerini professionisti ingaggiati per la serata.<\/p>\n<p>Naturalmente non tutti passavano le notti tra banchetti e risse: Weeber dedica un capitolo anche alla nutrita produzione poetica che gli autori antichi hanno dedicato alle gioie dell&#8217;amore notturno, ricordandoci che una notte senza amore era considerata sprecata e che era il momento ideale per lunghe battaglie combattute a letto.<\/p>\n<p>Occasionalmente anche il popolo poteva godere di intrattenimenti dedicati a tutti: tra gli altri, si ricordano i <em>Neronia<\/em>, giochi sportivi e competizioni artistiche introdotte da Nerone, che si svolsero eccezionalmente anche di notte, alla luce delle fiaccole, con un effetto davvero spettacolare.<br \/>\nGi\u00e0 l&#8217;imperatore Augusto, molti anni prima, aveva sfruttato questi &#8220;effetti speciali&#8221; notturni per celebrare l&#8217;anniversario della sua ascesa al potere.<\/p>\n<p>Le torce che illuminavano questi spettacoli ci portano ad un ultimo, ma fondamentale elemento delle notti romane: il fuoco, utilizzato in moltissime forme (lucerne, lanterne, bracieri, torce..) per scaldarsi, cucinare e per illuminare case e strade: secondo le stime, nell&#8217;antica Roma scoppiavano decine di incendi ogni giorno, alcuni anche gravi. Dopo l&#8217;introduzione da parte di Crasso di un corpo di vigili del fuoco privati nel I secolo a.C. (che per\u00f2 intervenivano solo se poi il proprietario avesse venduto a Crasso), il tribuno Egnazio Rufo cre\u00f2 un altro corpo privato che interveniva gratuitamente, e che lo rese molto popolare.<br \/>\nForse anche con questa idea di presentarsi come benefattore del popolo, fu poi l&#8217;imperatore Augusto a creare un vero corpo di vigili del fuoco pubblici, che arrivarono a essere ben 7000 nel 200 d.C.: organizzati con una struttura paramilitare, erano divisi in guarnigioni e avevano anche compiti di polizia. Ancora una volta, i Romani ci hanno insegnato una lezione.<\/p>\n<p><a href=\"\/?page_id=38553\"><em>Chiara Ferretti<\/em><\/a><em><br \/>\n<\/em><em>Ufficio comunicazione<\/em><br \/>\n<em>Musei Civici di Reggio Emilia<\/em><\/p>\n<p><em><br \/>\nLa vita notturna nell&#8217;antica Roma<\/em> (traduzione di Sara Cortesia), 176 pagine, 2007, Newton Compton Editori<\/p>\n<p>Karl Wilhelm Weeber, nato nel 1950, \u00e8 storico e filologo classico. Vive e lavora in Germania, dove insegna Storia antica e Didattica delle lingue antiche. \u00c8 autore di numerosi libri dedicati a vari aspetti della quotidianit\u00e0 nel mondo antico.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Accostare vita notturna e antica Roma potrebbe sembrare azzardato, ma lo storico Karl-Wilhelm Weeber dimostra il contrario in questo saggio piacevole e ben documentato, dal respiro [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":39103,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"inline_featured_image":false,"footnotes":""},"categories":[2],"tags":[],"class_list":["post-39102","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-blog"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39102","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=39102"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39102\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=39102"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=39102"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=39102"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}