{"id":40606,"date":"2021-05-28T15:04:45","date_gmt":"2021-05-28T13:04:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/?p=40606"},"modified":"2024-09-17T10:15:35","modified_gmt":"2024-09-17T08:15:35","slug":"intervista-ivan-cenzi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/intervista-ivan-cenzi\/","title":{"rendered":"#IspirazioneMuseo \/ Intervista a Ivan Cenzi"},"content":{"rendered":"<p>Ivan Cenzi, come ama definirsi, \u00e8 un \u201cesploratore del perturbante\u201d e grazie a questa sua attivit\u00e0 di ricerca minuziosa e ad una narrazione raffinata dal 2009, con il suo blog Bizzarro Bazar (bizzarrobazar.com), avvicina il grande pubblico a tutto ci\u00f2 che di insolito, macabro e meraviglioso accade in questo \u201cstrano luogo che \u00e8 il nostro Universo\u201d. Nel 2019 la sua attivit\u00e0 diventa una web serie di divulgazione storico-scientifica. Autore di diversi volumi \u2013 tra cui \u201cLa Veglia Eterna\u201d sulle Catacombe di Palermo, \u201cDe Profundis\u201d sul Cimitero delle Fontanelle, \u201cMors Pretiosa\u201d sugli ossari religiosi italiani, \u201cSua Maest\u00e0 Anatomica\u201d sul Museo di Anatomia Patologica di Padova, \u201cIl pietrificatore\u201d sulla Collezione Paolo Gorini di Lodi -, dal 2019 \u00e8 docente all\u2019Universit\u00e0 di Padova per il master in Death Studies e per il corso di laurea in Psicologia delle relazioni di fine vita.<\/p>\n<p>Agli inizi del 2021 ha realizzato a Palazzo dei Musei, con la regia di Francesco Erba, il secondo ciclo della web serie Bizzarro Bazar che ci accompagner\u00e0 ogni domenica a cadenza bisettimanale fino alla fine di luglio. Per questo gli abbiamo voluto fare alcune domande sul suo lavoro, sul significato che veicola e sulla sua ispirazione\u2026<\/p>\n<p><strong>Raccontare la normalit\u00e0 della diversit\u00e0, cosa vuol dire per te?<\/strong><\/p>\n<p class=\"western\" style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\">Si parte sempre prevenuti nei confronti di ci\u00f2 che si discosta dalla norma, e non solo perch\u00e9 non ci garbano tanto le novit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\">C&#8217;\u00e8 un Diverso \u201cesterno\u201d, e in quel caso la necessit\u00e0 \u00e8 di designare un nemico (vero o immaginato, poco importa) che minacci la nostra identit\u00e0 sociale cos\u00ec che, per reazione, essa si mantenga coesa e forte. Le trib\u00f9 limitrofe adorano sempre gli dei sbagliati, praticano sempre usanze abominevoli, non sono veri uomini ma dei mostri.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\">Poi c&#8217;\u00e8 il Diverso \u201cinterno\u201d, prodotto dalla nostra stessa<i> <\/i>societ\u00e0, che \u00e8 visto come deviante e che dunque va sacrificato sull&#8217;altare (pi\u00f9 o meno metaforico) per purgare la collettivit\u00e0 dal Male. Questo tipo di persone sono state da sempre emarginate, ghettizzate, medicalizzate, messe al bando quando non concretamente epurate.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\">Per contrastare questa duplice narrativa fatta di odio e paura si pu\u00f2 procedere in due modi: o si mostra che il Diverso non esiste davvero, e che \u00absiamo tutti uguali\u00bb; oppure si mostra che \u00e8 l&#8217;identit\u00e0 stessa della <i>polis<\/i> a essere un costrutto abbastanza posticcio, e che in realt\u00e0 \u00absiamo tutti diversi\u00bb.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\">Nonostante io abbia praticato anche la prima via, per esempio raccontando vite eccezionali di persone \u201crimosse\u201d, la trovo un po&#8217; pi\u00f9 facile e in certi casi eticamente ambigua per tutta una serie di motivi; di conseguenza, ho cominciato a preferire la seconda via.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\">Rispetto a normalizzare la diversit\u00e0, cio\u00e8, trovo molto pi\u00f9 interessante il processo inverso: evidenziare quanto la presunta normalit\u00e0 sia in larga parte un&#8217;illusione identitaria.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\">Sul filo degli anni mi sono reso conto che il liminale, cio\u00e8 tutto ci\u00f2 che sta ai margini, ai confini dell&#8217;immaginario collettivo, paradossalmente lo si trova anche annidato nel bel mezzo della mappa. Mi spiego meglio: non occorre spingersi a cercare il bizzarro in latitudini distanti ed esotiche, quando anche solo centocinquanta anni fa in Italia c&#8217;erano scienziati che pietrificavano cadaveri, si facevano ballare i tavoli nelle sedute spiritiche, si iniettava succo di testicoli di mammiferi per guarire le malattie mentali, c&#8217;erano donne che grazie al sonnambulismo diventavano potenti e temute, si organizzavano rappresentazioni sacre usando le ossa dei morti come scenografia e nelle piazze si seguiva ancora la liturgia delle esecuzioni capitali.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\">Setacciare le pieghe della storia, insomma, rimanda un&#8217;immagine della nostra stessa cultura che \u00e8 tutto fuorch\u00e9 monolitica. Il discorso sociale \u00e8 sempre stato messo in discussione e rinegoziato costantemente. E lo \u00e8 tuttora, non solo nelle manifestazioni di piazza o nella politica, ma perfino nella dimensione privata \u2013 a una cena di famiglia, al tavolo di un bar, ogni volta che sui social c&#8217;\u00e8 un nuovo <i>trending topic<\/i>.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\">Da qualsiasi punto di vista la si guardi, in questo strano universo e tra i nostri strani simili, pi\u00f9 si cerca e meno si trova traccia di \u201cnormalit\u00e0\u201d.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\"><strong><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\">Quali sono state le tue esperienze pi\u00f9 formative?<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"western\" style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\">Dopo gli studi accademici, incentrati sulla semiotica dell&#8217;arte e in particolare sul linguaggio cinematografico, stanco della teoria ho deciso di passare dall&#8217;altra parte della barricata e di sporcarmi le mani provando a fare cinema concretamente, invece di analizzarlo e basta.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\">Ho quindi lavorato nell&#8217;ambiente per una quindicina d&#8217;anni, con una casa di produzione cinematografica fondata assieme a due miei sodali; ci\u00f2 che ci univa era il gusto per tutti gli aspetti pi\u00f9 stravaganti, surreali ed eccentrici della vita. Assieme a loro ho imparato ad allenare lo sguardo in modo da individuare la stranezza del mondo anche nei dettagli pi\u00f9 banali, a riconoscere i <i>glitch<\/i> della realt\u00e0, come in <i>Matrix<\/i>.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\">Nel frattempo, il mio blog stava crescendo e diventava a poco a poco un lavoro vero.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\">Quindi c&#8217;\u00e8 stato un periodo, direi intorno al 2015, in cui la mia routine era un fantastico sogno a occhi aperti: potevo spendere la mattina in una sessione di brainstorming con i colleghi per risolvere gli snodi creativi dell&#8217;ultima sceneggiatura, recarmi il pomeriggio su un set in cui si animavano draghi e donne-pipistrello e la notte scendere in una cripta per osservare da vicino mummie per scriverne libri. Il tutto intervallato da interazioni e collaborazioni con illusionisti, cacciatori di reliquie, antropologi, sessuologi, ipnotisti, collezionisti di meraviglie.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\">Quello, finora, \u00e8 stato il momento per me pi\u00f9 fecondo, in cui mi pareva quasi di avere il personalissimo \u201csuperpotere\u201d di attirare, come un magnete involontario, situazioni e personaggi bizzarri&#8230;<br \/>\n<\/span><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\">Ma succede: quando corteggi l&#8217;assurdo abbastanza a lungo, anche l&#8217;assurdo comincia a corteggiare te.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\"><strong><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\">Quali sono i tuoi progetti per il futuro?<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"western\" style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\"><span style=\"font-family: Helvetica, sans-serif;\">Dopo la bellissima esperienza con i Musei Civici di Reggio Emilia, mi piacerebbe portare la serie web di Bizzarro Bazar anche in altri musei italiani; soprattutto considerato che, a fronte di uno dei patrimoni museali pi\u00f9 ricchi del mondo, ci sono ancora tante collezioni straordinarie che soffrono di poca visibilit\u00e0. Per\u00f2, come si dice nel cinema: niente spoiler!<\/span><\/p>\n<p><a href=\"\/?page_id=38550\"><em>Georgia Cantoni<\/em><\/a><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ivan Cenzi, come ama definirsi, \u00e8 un \u201cesploratore del perturbante\u201d e grazie a questa sua attivit\u00e0 di ricerca minuziosa e ad una narrazione raffinata dal 2009, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":48768,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"inline_featured_image":false,"footnotes":""},"categories":[2,1],"tags":[],"class_list":["post-40606","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-blog","category-notizie"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40606","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=40606"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40606\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":48769,"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40606\/revisions\/48769"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/48768"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=40606"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=40606"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=40606"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}