{"id":42184,"date":"2021-11-02T13:47:59","date_gmt":"2021-11-02T12:47:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/?p=42184"},"modified":"2024-09-16T14:45:44","modified_gmt":"2024-09-16T12:45:44","slug":"nelfrattempo-lorenzo-vitturi-el-camino-y-nada-mas","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/nelfrattempo-lorenzo-vitturi-el-camino-y-nada-mas\/","title":{"rendered":"#Nelfrattempo \/ Lorenzo Vitturi. El Camino Y nada Mas"},"content":{"rendered":"<p>Lorenzo Vitturi<br \/>\nEl Camino Y nada Mas<br \/>\nSpazio Neutro<\/p>\n<p>Negli ultimi mesi ho incontrato l\u2019opera di Lorenzo Vitturi in diverse occasioni: presso i Musei Civici, nella mostra <em>Trame del visibile<\/em> c\u2019\u00e8 una sua opera; a Neutro \u00e8 esposto un suo lavoro che \u00e8 l\u2019oggetto di questo scritto e infine a Foto industria, nell\u2019impegnativa cornice di Palazzo Pepoli Campogrande a Bologna c\u2019\u00e8 la sua installazione frutto di una residenza d\u2019artista in Nigeria.<br \/>\nProver\u00f2 a mettere per iscritto un pensiero che ho elaborato sulla sua opera, restringendo il campo alla bella iniziativa di Neutro, spazio che stupisce ogni volta per la qualit\u00e0 della proposta. Ma prima, una rapida premessa.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-48691 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2021\/11\/El-camino-y-nada-mas-Vitturi-4-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2021\/11\/El-camino-y-nada-mas-Vitturi-4-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2021\/11\/El-camino-y-nada-mas-Vitturi-4-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2021\/11\/El-camino-y-nada-mas-Vitturi-4.jpg 900w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"justify\"><em><span style=\"color: #54595d;\">Lorenzo Vitturi. El Camino Y nada Mas (2021), Spazio Neutro<\/span><\/em><\/p>\n<p>La prima cosa che ho pensato vedendo il suo lavoro, senza ancora sapere nulla della sua prosopopea autobiografica, \u00e8 che ci fosse un elemento perturbante in tutto quell\u2019apparentemente solare fascino cromatico e materico; l\u2019inserimento di un lessico di fisicit\u00e0 informe nella realt\u00e0, come la bambola di Hans Bellmer. Nella mostra dei Musei Civici, ad esempio, la composizione tridimensionale si relaziona con la composizione immaginata nelle fotografie. Si badi: non \u00e8 la stessa composizione, non \u00e8 lo stesso oggetto. Si tratta dunque di un rapporto metamorfico che occupa una porzione di spazio, territorio di azioni e passioni, di esperienza fisica: il grumo di materia \u00e8 un elemento relazionale, \u00e8 un agonista, che provoca e include lo spettatore come elemento attivo della narrazione. Vitturi nasce scenografo; non \u00e8 un automatismo naturalmente, ma \u00e8 interessante pensare che lo spazio della mise an scene sia particolarmente importante per lui; e immagino che non sia casuale che quando metto i piedi all\u2019interno di quello spazio io in qualche modo venga investito di qualche ruolo.<br \/>\nNel caso specifico dell\u2019opera di Neutro, <em>El camino Y nada mas<\/em>, il viaggio \u00e8 sostanziato da una sequenza di immagini contenute all\u2019interno di teche, ognuna delle quali possiede una propria autonomia. Le tappe di un percorso, non per forza lineari, ma comunque sequenziali. Si tratta di una cronologia? Io credo di no. Credo che la sequenza debba essere vista come un tutt\u2019uno, che l\u2019opera si sia adeguata allo spazio, e che il suo lavoro non proceda per narrazioni lineari ma per rappresentazioni sinottiche, che ricostruiscono i percorsi in uno sguardo astratto ed allargato: una mappa insomma.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-48692 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2021\/11\/El-camino-y-nada-mas-Vitturi2-200x300.jpeg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2021\/11\/El-camino-y-nada-mas-Vitturi2-200x300.jpeg 200w, https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2021\/11\/El-camino-y-nada-mas-Vitturi2-682x1024.jpeg 682w, https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2021\/11\/El-camino-y-nada-mas-Vitturi2-768x1153.jpeg 768w, https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2021\/11\/El-camino-y-nada-mas-Vitturi2.jpeg 900w\" sizes=\"auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"justify\"><em><span style=\"color: #54595d;\">Lorenzo Vitturi. El Camino Y nada Mas (2021), Spazio Neutro<\/span><\/em><\/p>\n<p>Mi viene in mente, per poter fare un paragone esplicativo, un esempio preciso, distante e allo stesso tempo assimilabile all\u2019operazione di Vitturi sia per l\u2019ossatura narrativa dell\u2019opera, sia perch\u00e9 entrambi hanno come partenza o approdo il Veneto. Il viaggio di Vitturi ha come estremi Murano e Lima, in Per\u00f9, seguendo il proprio percorso biografico; quello di Geoffrey Hendricks, esponente fondatore del movimento Fluxus, e svoltosi nel luglio del 1974 in Norvegia, ad Asolo e a Rosa Pineta, compiendo e documentando azioni rituali che hanno a che fare anch\u2019essi con un luogo originario: la Norvegia, patria dei nonni. E che sorpresa scoprire che il racconto di Cosimo Bizzarri, un sorta di \u201cprologo\u201d che, senza tradurre in modo diretto l\u2019opera, ne chiarisce le istanze narrative, \u00e8 ambientata proprio nel 1974!<br \/>\nNelle fasi del suo viaggio, Hendricks raccoglie frammenti che sono la testimonianza di ci\u00f2 che ha sostanziato le sue performance; il risultato di questo processo \u00e8 un\u2019edizione intitolata <em>Between two points<\/em>. L\u2019opera di Hendricks \u00e8 una raccolta di <em>reliquie<\/em>, nel loro significato pi\u00f9 puro: ci\u00f2 che rimane. In qualche maniera \u00e8 qualcosa di meno rispetto alla fruizione diretta all\u2019azione, che \u00e8 il corpo stesso dell&#8217;artista; dall\u2019altro diventa qualcosa di diverso, pieno di implicazioni culturali (la reliquia non \u00e8 solo un frammento del corpo, \u00e8 tutto ci\u00f2 che \u00e8 entrato in contatto col corpo) lasciando intendere che, nella perdita della traduzione, c\u2019\u00e8 quella parte di inconoscibile che \u00e8 anche parte della ritualit\u00e0 e contiene tutto il suo portato originario e simbolico.<br \/>\nPer Vitturi l\u2019aspetto performativo \u00e8 certamente fondamentale per una serie di costanti: il viaggio, l\u2019elemento autobiografico, l\u2019esperienza diretta e l\u2019interazione con i luoghi e le persone (agire, compiere una azione artistica in uno spazio simbolico); l\u2019interesse socio politico, i materiali. Ma esso viene metabolizzato all\u2019interno di una complessa ricomposizione di frammenti del reale che non hanno la funzione di martiri (testimoni), n\u00e9 di reliquie. Essi sono la rappresentazione di un percorso, non il percorso: sono corpi scultorei creati con frammenti della realt\u00e0, ma non sono strumenti di una azione passata, riproposti in quanto tali e musealizzati; essi sono ricomposti in un nuovo corpo, in un nuovo aspetto. Non descrivono, ma rappresentano; smettono di essere cose e diventano linguaggio.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-48690 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2021\/11\/El-camino-y-nada-mas_Vitturi6-300x227.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"227\" srcset=\"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2021\/11\/El-camino-y-nada-mas_Vitturi6-300x227.jpg 300w, https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2021\/11\/El-camino-y-nada-mas_Vitturi6-768x582.jpg 768w, https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2021\/11\/El-camino-y-nada-mas_Vitturi6.jpg 900w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"justify\"><em><span style=\"color: #54595d;\">Lorenzo Vitturi. El Camino Y nada Mas (2021), Spazio Neutro<\/span><\/em><\/p>\n<p>Ne <em>El Camino Y nada mas<\/em> elementi tridimensionali si sovrappongono alle fotografie, si spingono nello spazio tridimensionale del box: strabordano dall\u2019<em>\u00e0-plat<\/em>, eccitano lo sguardo con una componente in pi\u00f9, quella tattile, che ci fa intuire una relazione instabile con l\u2019immagine; l\u2019immagine irrequieta che non si limita a riscaldare il senso della vista alla McLuhan, ma afferra l\u2019epidermide, guida i polpastrelli verso quel paradosso che \u00e8 l\u2019estetica percepita attraverso le mani, il tatto come fabbricatore di immagini al posto dell\u2019occhio, con tutto ci\u00f2 che ne consegue.<br \/>\nNella pittura spesso il \u201cnarratore\u201d \u00e8 un personaggio che ci guarda negli occhi e con un gesto indica in che direzione va la narrazione. In quello sguardo c\u2019\u00e8 quasi uno scambio di ruoli, per cui io divento quel personaggio e mi rendo parte della storia. Le \u201cfigure\u201d di Vitturi risucchiano <em>con altri mezzi<\/em>, quelli di cui sopra, lo spettatore. Egli si ritrova a condividere lo stesso spazio, lo spazio loro e quello delle immagini che le contengono; si trova al centro della storia che raccontano. Queste figure sostanziano una traiettoria, forniscono indicazioni spaziali: indicano direzioni, il sopra e il sotto.<br \/>\n<em>Descrizione e narrazione sono strettamente legate: il racconto, inscrivendo un percorso, fa \u201cpassare\u201d il viaggio, dissipa la mobilit\u00e0 della sua performanza nella stabilit\u00e0 delle tracce che costruiscono l\u2019ordine dei luoghi attraversati (Marin).<\/em><br \/>\nIl viaggio di Vitturi non vuole essere narrato in senso lineare, poich\u00e9 racconta un <em>evento<\/em> di per s\u00e9 irrappresentabile (La ragione, o le traiettorie, della propria esistenza?); preferisce restare sul crinale tra il descrivere e il raccontare, inserendo l\u2019elemento dell\u2019informe che in un qualche modo sostituisce l\u2019identit\u00e0 di un autore che immagina il percorso che porta alla costituzione di s\u00e9.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-48693 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2021\/11\/El-camino-y-nada-mas-Vitturi1-200x300.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2021\/11\/El-camino-y-nada-mas-Vitturi1-200x300.jpg 200w, https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2021\/11\/El-camino-y-nada-mas-Vitturi1.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"justify\"><em><span style=\"color: #54595d;\">Lorenzo Vitturi. El Camino Y nada Mas (2021), Spazio Neutro<\/span><\/em><\/p>\n<p>Deleuze definisce l\u2019evento come la scaturigine del tempo, ci\u00f2 che sostanzia un prima e un dopo; in un qualche modo, qui l\u2019evento coincide con la rappresentazione di s\u00e9. L\u2019opera di Vitturi diverrebbe una gigantesca cartografia che riconduce, e riduce ad unit\u00e0, la sua identit\u00e0 personale e le opere prodotte: un grande autoritratto che, come ogni autoritratto, esibisce la sua paradossale aporia: l\u2019autore non pu\u00f2 rappresentare s\u00e9 stesso nell\u2019atto di realizzare la propria opera e l\u2019opera stessa contemporaneamente. L\u2019identit\u00e0 \u00e8 quel grumo di cose che sostanziano il lessico delle sue opere; sono oggetti relazionali perch\u00e9 ci indicano non ci\u00f2 che non pu\u00f2 essere rappresentato ma la rappresentazione stessa.<br \/>\nSi tratta di un viaggio sinottico, in cui ogni parte ha importanza e si attiva nella relazione simultanea con tutte le altre parti. Il viaggio di <em>El camino<\/em> non si consuma nella temporalit\u00e0 paratattica ma nell\u2019ipotassi simbolica della cartografia. In questo, la cartografia immaginata da Vitturi \u00e8 l\u2019espressione pi\u00f9 adatta a raccoglierne le innumerevoli possibilit\u00e0 narrative: la mappa. La mappa non \u00e8 solo la rappresentazione di un territorio, ma di un percorso, di un enigma, e di diverse possibilit\u00e0. L\u2019enigma dell\u2019autore che si inserisce nel discorso occultandosi, dichiarando di essere in qualche modo la partenza e l\u2019approdo di questa ricerca.<br \/>\n<em>El camino<\/em> \u00e8 dunque una mappa che si estrinseca, narrativamente, nelle sue infinite possibilit\u00e0 combinatorie. <em>Un atto creativo in cui il racconto si sovrappone al territorio, e geografia e narrazione diventano una cosa sola. (Bizzarri).<br \/>\n<\/em>Venendo al titolo, ad Antonio Machado: <em>El Camino Y nada mas<\/em>, niente pi\u00f9 del cammino, la poesia che dice al viandante che il cammino non lo fanno le impronte, ma il camminare. Sembra quasi che l\u2019aurore, citandolo, ci dica che non \u00e8 l\u2019impronta (il passato), non \u00e8 il cammino (il futuro), ma \u00e8 <em>il camminare<\/em> (L\u2019io, il presente, l\u2019evento) a strutturare il senso del percorso.<\/p>\n<p><a href=\"\/?page_id=38636\"><em>Alessandro Gazzotti<\/em><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lorenzo Vitturi El Camino Y nada Mas Spazio Neutro Negli ultimi mesi ho incontrato l\u2019opera di Lorenzo Vitturi in diverse occasioni: presso i Musei Civici, nella [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":48689,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"inline_featured_image":false,"footnotes":""},"categories":[2],"tags":[],"class_list":["post-42184","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-blog"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/42184","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=42184"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/42184\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":48695,"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/42184\/revisions\/48695"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/48689"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=42184"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=42184"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=42184"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}