{"id":48625,"date":"2014-07-18T12:26:52","date_gmt":"2014-07-18T10:26:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/?p=48625"},"modified":"2024-09-16T12:30:57","modified_gmt":"2024-09-16T10:30:57","slug":"il-capodoglio-torna-sulla-sua-spiaggia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/il-capodoglio-torna-sulla-sua-spiaggia\/","title":{"rendered":"Il capodoglio torna sulla sua spiaggia"},"content":{"rendered":"<p>Il capodoglio dei Musei Civici reggiani torna simbolicamente sulla spiaggia di Marzocca di Senigallia dove venne trovato nel 1938<\/p>\n<p>Il capodoglio del nostro Palazzo dei Musei, divenuto icona nell&#8217;immaginario di molte generazioni di reggiani, sar\u00e0 protagonista venerd\u00ec 18 luglio di una lunga kermesse di dodici ore, con inizio alle ore 18, organizzata a Marzocca di Senigallia (Ancona), per raccontare la meravigliosa storia del cetaceo che il 10 aprile 1938 si aren\u00f2 sulla spiaggia nei pressi di Senigallia e che poi venne trasportato a Reggio Emilia, imbalsamato e collocato nella collezione \u201cSpallanzani\u201d. Di quella storia antica quanto sconosciuta si parler\u00e0 proprio su quella spiaggia della costa adriatica, nell&#8217;iniziativa promossa nell&#8217;ambito del programma di \u201cDemanio Marittimo.KM-278\u201d (Lungomare Italia 11- Marzocca di Senigallia), con Elisabetta Farioli (direttore dei Civici Musei di Reggio Emilia), l\u2019architetto Italo Rota (ideatore del progetto di ristrutturazione di Palazzo San Francesco, sede dei Musei reggiani) e lo scrittore Ermanno Cavazzoni (protagonista di un suggestivo contrappunto narrativo in forma di spettacolo ispirato al suo libro \u201cGuida agli animali fantastici&#8221;), accompagnato dalle performance vocali e musicali di Vincenzo Vasi e Valeria Sturba.<\/p>\n<p><strong>La storia<\/strong><br \/>\nIl 10 aprile 1938 il capodoglio, insieme a cinque pi\u00f9 grandi compagni, si aren\u00f2 sulla spiaggia adriatica proprio a Marzocca, nei pressi di Senigallia. Pur dibattendosi nel tentativo di riprendere il mare i cetacei finirono uno ad uno per morire e, recuperati da una cooperativa di pescatori locali, furono utilizzati per ricavarne olio. Solo il pi\u00f9 piccolo, un esemplare di circa otto mesi, lungo pi\u00f9 di sette metri e del peso di 39,70 quintali, fu caricato su un camion allo scopo di essere esibito per le piazze come \u201cMostro marino\u201d. L\u2019iniziativa frutt\u00f2 alla cooperativa, secondo i giornali dell\u2019epoca, \u201cvaligie di quattrini\u201d. L\u2019idea di questa esibizione pubblica, tuttavia, non \u00e8 cos\u00ec strana e particolare come sembra: la balena imbalsamata pi\u00f9 famosa di tutte \u00e8 quella chiamata Goliath, catturata in Norvegia a met\u00e0 degli anni Cinquanta, conservata sotto formalina, che \u00e8 stata trasportata in un container e mostrata nelle piazze di tutta Europa per almeno vent\u2019anni. Il capodoglio di Marzocca, non \u201ctassidermizzato\u201d, venne caricato su un camion ed inizi\u00f2 il suo tour espositivo, ma una volta giunto a Reggio Emilia, ormai in stato avanzato di decomposizione, provoc\u00f2 le proteste dei cittadini per il notevole fetore, al punto tale da far pensare ad una sua distruzione. Il tecnico tassidermista dei musei reggiani di allora, Socrate Gambetti, propose quindi all\u2019amministrazione comunale di acquisire il reperto e di realizzare la sua imbalsamazione. Il preventivo di spesa che venne approvato prevedeva un acquisto di notevole entit\u00e0: kg 12 di anidride arseniosa in polvere, kg 7 di carbonato di potassa, kg 4 di canfora sintetica, kg 10 di formalina liquida, litri 10 di alcol denaturato, kg 3 di creosoto del faggio, kg 3 di essenza di betulla, kg 3 di sublimato corrosivo, kg 15 di sapone di Marsiglia, 10 kg di potassa caustica, un&#8217;armatura in legno e ferro, materiali vegetali per imbottitura (tra cui \u201cpaglia di riso\u201d, \u201cpaglia di trucciolo\u201d e \u201cpaglietta fine\u201d), mastici diversi, colori, vernici. L\u2019impresa, condotta dal Gambetti in collaborazione con gli addetti del macello comunale, fu impegnativa e richiese ben 18 mesi di lavoro. Alcune parti, gi\u00e0 danneggiate dalla decomposizione, dovettero essere ricostruite, mentre la difficolt\u00e0 di conservazione della pelle spessa e oleosa e il desiderio di riprodurne la naturale brillantezza resero necessario spalmare sul corpo materiali diversi, come pece greca e catrame. Per consentire il passaggio negli stretti spazi museali la coda venne modellata con una innaturale curvatura. Il 15 aprile 1939 una delegazione di scienziati di vari paesi europei, giunti per visitare il museo con i reperti di Spallanzani e guidati da Vinassa de Regny, rettore dell\u2019Universit\u00e0 di Pavia, ebbe modo di ammirare quella singolare preparazione, inserita all&#8217;interno di una delle pi\u00f9 antiche collezioni di scienze naturali conservate in Italia, acquisita da Reggio Emilia nel 1799 e poi dal 1830 collocata nell\u2019attuale sede, l&#8217;antico convento di San Francesco. Proprio nella collezione \u201cSpallanzani\u201d \u00e8 possibile trovare una singolare coincidenza, in una immagine tratta da una grande composizione a collage tratta da un volume di scienze naturali del Settecento che con grande disinvoltura e gusto per l\u2019accrochage lo stesso scienziato scandianese aveva realizzato per la sua esposizione: la rappresentazione dello spiaggiamento di una grande balena.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il capodoglio dei Musei Civici reggiani torna simbolicamente sulla spiaggia di Marzocca di Senigallia dove venne trovato nel 1938 Il capodoglio del nostro Palazzo dei Musei, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":48628,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"inline_featured_image":false,"footnotes":""},"categories":[2],"tags":[],"class_list":["post-48625","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-blog"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/48625","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=48625"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/48625\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":48629,"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/48625\/revisions\/48629"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/48628"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=48625"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=48625"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=48625"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}