{"id":48634,"date":"2019-06-27T12:41:45","date_gmt":"2019-06-27T10:41:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/?p=48634"},"modified":"2024-09-16T12:55:10","modified_gmt":"2024-09-16T10:55:10","slug":"ispirazionemuseo-stefano-lodesani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/ispirazionemuseo-stefano-lodesani\/","title":{"rendered":"#IspirazioneMuseo \/ Stefano Lodesani"},"content":{"rendered":"<p><strong>Stefano Lodesani, architetto (1973)<\/strong><\/p>\n<p>Nato a Reggio Emilia, Stefano Lodesani, dopo aver conseguito la laurea in architettura al Politecnico di Milano, si \u00e8 trasferito in California, a San Francisco, per approfondire gli studi alla CCAC (California College of Artand Craft) ed alla Berkeley University.<\/p>\n<p>Nel 2010 ha fondato a Reggio Emilia il suo studio di architettura che si occupa di progetti per l\u2019allestimento di spazi commerciali, showroom, uffici e residenze private in tutto il mondo. Oltre che per l\u2019architettura, coltiva la passione per il design e la grafica, disegnando la maggior parte degli arredi inseriti nei suoi progetti e realizzando l\u2019immagine coordinata di diverse aziende.<\/p>\n<p>Nel 2017 ha curato il progetto di allestimento della mostra \u201cConfessionali\u201d di Michael Kenna, nell\u2019Oratorio di San Spiridione a Reggio Emilia. Recentemente si \u00e8 avvicinato anche all\u2019industrial design e con il suo lavoro \u00e8 stato pubblicato sull\u2019ADI Design Index del 2017 ed \u00e8 stato selezionato tra i finalisti per il prestigioso premio Compasso d\u2019Oro 2018.<\/p>\n<p>Curiosit\u00e0, armonia, etica, creativit\u00e0, ricerca costante e conoscenza dei materiali sono valori e insieme fonte di ispirazione per lui e il suo team.<\/p>\n<p><strong>Stefano Lodesani Studio si \u00e8 occupato del progetto museografico per l\u2019allestimento della mostra <em>Antonio Fontanesi e la sua eredit\u00e0. Da Pellizza da Volpedo a Burri<\/em>\u00a0(a cura di Virginia Bertone, Elisabetta Farioli, Claudio Spadoni, a Palazzo dei Musei di Reggio Emilia fino al prossimo 14 luglio) con la quale i Musei Civici di Reggio Emilia hanno voluto celebrare il grande artista reggiano in occasione del bicentenario della sua nascita. Gli abbiamo chiesto cos\u00ec di illustrarci quali sono stati i passaggi che hanno portato alla realizzazione di questo progetto per conoscerlo direttamente dalle parole di chi gli ha dato forma.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Quando un percorso espositivo diviene paesaggio: c<\/strong><strong>ome avete scelto di rappresentare visivamente i molteplici aspetti della mostra?<\/strong><\/p>\n<p>A partire dall\u2019analisi delle opere, l\u2019esposizione ideata per la mostra \u201cAntonio Fontanesi e la sua eredit\u00e0. Da Pellizza da Volpedo a Burri\u201d\u00a0riprende i temi sensibili del maestro dell\u2019Ottocento e le ambientazioni dell\u2019epoca per un\u2019esperienza museale profonda.<\/p>\n<p>L\u2019esposizione ha come tema Fontanesi e l\u2019influenza del suo lavoro nella visione del paesaggio nell\u2019arte. L\u2019allestimento progettato \u00e8 stato concepito per esprimere questo tema, sviluppandolo attraverso due poli concettuali dell\u2019opera di Antonio Fontanesi: il binomio antico-moderno e la <strong>dimensione di introspezione psicologica del paesaggio<\/strong>.<\/p>\n<p>Una prima sintesi della tensione fra questi due poli \u00e8 di <strong>tipo cromatico<\/strong>. La scelta \u00e8 stata quella di utilizzare per l\u2019allestimento della mostra solo colori naturali, derivandoli proprio dalla tavolozza dell\u2019artista reggiano. Un verde scuro emblema della natura e richiamo al gusto ottocentesco di dipingere le pareti delle case con colori molto intensi, \u00e8 infatti dominante in tutto l\u2019allestimento.<\/p>\n<p>Una seconda sintesi, di <strong>tipo stilistico<\/strong>, si esprime attraverso le scelte di illuminazione delle stanze e dei dipinti in mostra. Una scelta tecnica che vede alternare faretti led museali orientabili a una soluzione con led a soffitto per ottenere la luce perfetta anche nelle stanze con altezze ribassate, lasciando pieno protagonismo alle opere e migliorandone la percezione.<\/p>\n<p>Nell\u2019intento di realizzare una mostra secondo un linguaggio espositivo contemporaneo improntato all\u2019<strong>empatia<\/strong>, l\u2019allestimento coinvolge fisicamente il visitatore in un contatto con la dimensione pi\u00f9 intima e attuale della pittura di Antonio Fontanesi in linea con il suo modo di educare al \u201cvero\u201d e alla sua interpretazione personale della natura.<\/p>\n<p><strong>La matrice principale della mostra \u00e8 proprio il tentativo di creare un parallelo tra la percorso artistico di Fontanesi nell&#8217;arco della sua vita e dopo la sua morte. In che modo queste due linee narrative dialogano, all&#8217;interno delle sezioni della mostra?<\/strong><\/p>\n<p>La mostra si suddivide in cinque sezioni principali e due collaterali. Dal portale al primo piano, in cui troviamo una gigantografia a parete di un particolare de <em>La solitudine<\/em> e un video che racconta il percorso espositivo attraverso la voce dei curatori, saliamo le scale ed entriamo nel vivo della mostra.<\/p>\n<p>\u201cL\u2019ora pi\u00f9 buia\u201d rappresenta la stanza centrale di tutta la concezione progettuale della mostra, interpretata come bosco e luogo di attraversamento obbligato tra una sezione e l\u2019altra, una \u00abforesta di simboli\u00bb di concezione baudelairiana.<\/p>\n<p>Ambienti con luce soffusa, grandi tende ad arco che separano le diverse sezioni alternando parti luminose a parti in ombra e pareti verde bosco che rievocano paesaggi naturali, ne sono gli elementi caratterizzanti. Non a caso qui troviamo il testamento pittorico di Fontanesi,\u00a0<em>Le nubi<\/em>, il cui cielo diventa assoluto protagonista, che accoglie il visitatore e ne cattura l\u2019attenzione ogni volta che riattraversa questa stanza.<\/p>\n<p>La seconda sezione, \u201cL\u2019alba di Fontanesi\u201d, \u00e8 dedicata al recupero filologico delle opere di Fontanesi esposte alla Biennale di Venezia del 1901 ed \u00e8 quella che racchiude la maggior parte dei dipinti del pittore reggiano.<\/p>\n<p>Lo spettatore, volgendo le spalle alla parete di fondo, si trova di fronte a una serie si stanze passanti, segnate dalle aperture delle tende verdi che le separano una dall\u2019altra, evocazione da una parte della struttura antica delle abitazioni, prive di corridoi e costituite da stanze contigue, ma soprattutto dei <em>passages<\/em> benjaminiani, emblema della libera associazione delle idee e della eterogeneit\u00e0 delle tradizioni ben espresse dalla ricchezza dei rimandi di questa mostra, da quelli alla pittura simbolista fino all\u2019informale.<\/p>\n<p>Anche in questo caso lo studio delle luci \u00e8 stato oggetto di un\u2019accurata ricerca sia per quanto concerne la scelta dei corpi illuminanti che per il loro posizionamento. L\u2019angolo di apertura \u00e8 stato di volta in volta calibrato sulla base delle dimensioni delle opere e della loro distanza dalla fonte luminosa, permettendo una perfetta illuminazione dei quadri e dinamizzando la continuit\u00e0 spaziale attraverso un ritmo ordinato di chiaroscuri.<\/p>\n<p>\u201cLa scienza del colore\u201d costituisce la terza sezione, dedicata al rapporto della pittura simbolista e divisionista con l\u2019opera di Fontanesi. Anche in questo caso ritorna l\u2019idea del bosco. I colori della stanza sono naturali: verde sulle pareti, salvia per le pannellature a sfondo dei dipinti degli altri autori.<\/p>\n<p>In fondo alla stanza si trova il dipinto\u00a0<em>Novembre<\/em>, davanti al quale \u00e8 collocata una seduta per la contemplazione dell\u2019opera. Come in una cattedrale l\u2019opera si trova in un\u2019abside, creata con un tendaggio di velluto verde, che nasconde i supporti del dipinto che lo sostengono. La tenda \u00e8 dello stesso verde bosco che distingue le opere di Fontanesi da quelle degli altri artisti. Anche qui, il colore acquista cos\u00ec il valore di guida inconsapevole per il visitatore.<\/p>\n<p>Nella quarta sezione, dedicata alla riscoperta di Fontanesi negli anni Venti, si \u00e8 voluto dar corpo all\u2019idea di un approccio critico all\u2019opera del pittore. Il suo dipinto\u00a0<em>Il mulino<\/em>\u00a0\u00e8 applicato su un pannello a sbalzo con lo sfondo verde. Sempre nella stessa ottica di studio e di un rapporto critico con quell\u2019opera, gli altri dipinti esposti in questa sezione sono disposti su pareti salvia.<\/p>\n<p>La quinta sezione, dal punto di vista progettuale, ha posto alcune limitazioni dovute alle diverse altezze del soffitto. Abbiamo operato nell\u2019intento di superare questi vincoli, mantenendo l\u2019armonia visiva soprattutto a livello illuminotecnico.\u00a0\u00a0\u201cUna eredit\u00e0 romantica\u201d, questo il nome della parte finale della mostra, ospita dipinti della Biennale di Venezia del 1952 e dipinti di artisti quali Morlotti, Moreni, Mandelli e Burri che Francesco Arcangeli individua lungo una linea di continuit\u00e0 tra arte moderna e grande tradizione ottocentesca mantenendo un \u00abcontatto, non soltanto dell\u2019occhio, ma di tutto l\u2019essere, con la consistenza della natura\u00bb. Anche in questo caso coerentemente con le scelte cromatiche della mostra, tutte le opere sono su sfondo verde salvia mentre il richiamo all\u2019arte di Fontanesi \u00e8 rappresentata dalla presenza del verde scuro nelle didascalie della sezione.<\/p>\n<p>Oltre a queste sezioni ve ne sono due collaterali in cui, tramite grafiche curate dallo Studio MZDS di Cesena, le grandi teche sono state trasformate in Lighting box con pannelli informativi retroilluminati, di grande effetto spaziale.<\/p>\n<p><strong>Che tipo di sfida rappresenta, dal punto di vista progettuale e tecnico, una mostra come questa?<\/strong><\/p>\n<p>Se il colore rappresenta uno degli elementi fondamentali di questo progetto, l\u2019illuminazione ne \u00e8 sicuramente il suo complemento. Sono stati scelti corpi illuminanti e soluzioni tecniche ottimali rispettando i limiti architettonici e il concept creativo della mostra.<\/p>\n<p>Realizzare un allestimento espositivo per questo grande Maestro della pittura \u00e8 stato un grande onore e una grande responsabilit\u00e0, sia per l\u2019importanza della mostra che per l\u2019amore che nutro nei confronti della mia citt\u00e0. Siamo partiti da un\u2019analisi dettagliata della sua opera e abbiamo cercato una traduzione il pi\u00f9 possibile fedele non solo all\u2019espressione artistica ma anche al sentire di Antonio Fontanesi, misurandoci con la materia, gli spazi e i tempi che hanno rappresentato certo il limite, ma anche lo stimolo per ricercare gli strumenti e le tecnologie pi\u00f9 adeguate.<\/p>\n<p><em>a cura di Georgia Cantoni<\/em><br \/>\n<em>Responsabile comunicazione<\/em><br \/>\n<em>Musei Civici di Reggio Emilia<\/em><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-48638 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2019\/06\/01-mostra-Antonio-Fontanesi-StefanoLodesaniStudio-768x576-1-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"411\" height=\"308\" srcset=\"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2019\/06\/01-mostra-Antonio-Fontanesi-StefanoLodesaniStudio-768x576-1-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2019\/06\/01-mostra-Antonio-Fontanesi-StefanoLodesaniStudio-768x576-1.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 411px) 100vw, 411px\" \/><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-48639 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2019\/06\/05-mostra-Antonio-Fontanesi-StefanoLodesaniStudio-768x576-1-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"428\" height=\"321\" srcset=\"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2019\/06\/05-mostra-Antonio-Fontanesi-StefanoLodesaniStudio-768x576-1-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2019\/06\/05-mostra-Antonio-Fontanesi-StefanoLodesaniStudio-768x576-1.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 428px) 100vw, 428px\" \/><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-48640 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2019\/06\/10-mostra-Antonio-Fontanesi-StefanoLodesaniStudio-768x576-1-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"419\" height=\"314\" srcset=\"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2019\/06\/10-mostra-Antonio-Fontanesi-StefanoLodesaniStudio-768x576-1-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2019\/06\/10-mostra-Antonio-Fontanesi-StefanoLodesaniStudio-768x576-1.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 419px) 100vw, 419px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Stefano Lodesani, architetto (1973) Nato a Reggio Emilia, Stefano Lodesani, dopo aver conseguito la laurea in architettura al Politecnico di Milano, si \u00e8 trasferito in California, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":48635,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"inline_featured_image":false,"footnotes":""},"categories":[2],"tags":[],"class_list":["post-48634","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-blog"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/48634","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=48634"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/48634\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":48637,"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/48634\/revisions\/48637"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/48635"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=48634"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=48634"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=48634"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}