{"id":48656,"date":"2019-05-27T13:20:00","date_gmt":"2019-05-27T11:20:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/?p=48656"},"modified":"2024-09-16T13:22:22","modified_gmt":"2024-09-16T11:22:22","slug":"ispirazionemuseo-enrico-gabrielli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/ispirazionemuseo-enrico-gabrielli\/","title":{"rendered":"#IspirazioneMuseo \/ Enrico Gabrielli"},"content":{"rendered":"<p><strong>Enrico Gabrielli, musicista (1976)<\/strong><\/p>\n<p>Nato a Montevarchi (Arezzo) e diplomatosi con il massimo dei voti in clarinetto al Conservatorio \u201cGiuseppe Verdi\u201d di Milano dove studia composizione a fianco di Salvatore Sciarrino, Alessandro Solbiati e Danilo Lorenzini, Enrico Gabrielli \u00e8 polistrumentista, compositore, arrangiatore, produttore discografico e scrittore.<\/p>\n<p>Suoi lavori sono stati eseguiti dal Fontana Mix ensemble, dall&#8217;orchestra dell&#8217;Arena di Verona, dall&#8217;orchestra di Milano Classica, dal Laboratorio di Musica Contemporanea del Conservatorio di Milano, dalla Filmharmony Orchestra di Wroclaw (PL).<\/p>\n<p>\u00c8 tra i fondatori nel 1996 dell&#8217;<strong>Ensemble Risognanze<\/strong> con cui suona moltissima musica contemporanea, oltre che con l&#8217;European Music Project di Ulm e il Sonata Islands. Partecipa a molte performance e installazioni audiovisive (Timet, Sottosuono, LabF.S, LaRis).\u00a0In seguito decide di occuparsi di <em>popular music<\/em>, con l\u2019obiettivo di innalzare lo spessore di ascolto di ci\u00f2 che riduttivamente viene definita &#8220;musica di consumo&#8221;. Fonda nel 1999 i <strong>Mariposa<\/strong>, nel 2007 i <strong>Calibro 35<\/strong> e nel 2016 i <strong>The Winstons<\/strong>. Fa parte in pianta stabile del progetto di Mike Patton <em>Mondo Cane<\/em>, un progetto di rilettura del repertorio di canzoni italiane anni &#8217;60 per grande ensemble. Dopo aver partecipato alle registrazioni al &#8220;Somerset House&#8221; di Londra nel gennaio 2015 \u00e8 entrato a far parte della band che ha portato in un worldwide tour per due anni il disco The Hope Six Demolition Project di PJ Harvey.<\/p>\n<p>Collabora anche con Afterhours, Baustelle, Vinicio Capossela, Dente, Zen Circus, Morgan, Nada, Daniele Silvestri, Niccol\u00f2 Fabi ed ha suonato con importanti artisti del panorama internazionale (Muse, Steve Wynn dei Dream Syndicate, Buck e Mills dei R.E.M, Aldous Harding, Daniel Johnston, Damo Suzuki, Daevid Allen dei Gong e Richard Sinclair dei Caravan). Ha collaborato con i produttori Mark &#8220;Flood&#8221; Harris, John Parish, Eli Crews, AJ Mogis e Rob Ellis.<\/p>\n<p>Al <strong>Biografilm Festival 2015<\/strong> di Bologna e a <strong>In-Edit di Barcellona<\/strong>, \u00e8 stato presentato un suo film a met\u00e0 strada tra l&#8217;esperimento collettivo e il documentario d&#8217;osservazione, dal titolo <em>UPm &#8211; Unit\u00e0 di Produzione Musicale<\/em>, realizzato assieme allo storico della fotografica Sergio Giusti e ai documentaristi Enece Film. Da questa idea \u00e8 nata una performance messa in atto a <strong>Fabbrica Europa<\/strong> 2015 dal titolo <em>Uds &#8211; Unit\u00e0 di Sonorizzazione<\/em> caratterizzata dallo stesso principio generativo ma applicato a video e immagini.<br \/>\nSempre a Fabbrica Europa nel 2018 ha presentato la performance <strong><em>Piccolo Ensemble di Comunicazione<\/em><\/strong>\u00a0dove una classe del Liceo Musicale di Arezzo \u00e8 stata coinvolta in una partitura relazionale che usava come mezzo la segreteria telefonica a nastro.<\/p>\n<p>Assieme al percussionista Sebastiano De Gennaro e al musicologo Francesco Fusaro e alla social manager Tina Lamorgese ha dato il via alla collana discografica su abbonamento di &#8220;anti-classici&#8221; della musica <strong><em>19&#8217;40&#8217;<\/em><\/strong>&#8216; (www. 19m40s.com).\u00a0 Questo nuovo soggetto editoriale gli ha consentito di riprendere uno stretto rapporto con la musica colta, ma con una visione sperimentale e innovativa, rivolta alla divulgazione e all\u2019<em>audience development<\/em>. Ha partecipato cos\u00ec a molteplici iniziative come i Premi Ubu 2018, Milano Musica, Angelica, RomaEuropaFestival, Fondaco dei Tedeschi di Venezia, Biennale d\u2019arte di Venezia 2018, Radio3 Suite e moltissimi altri.<\/p>\n<p>In alcuni spazi adibiti all&#8217;ascolto di <em>popular music<\/em> ha organizzato, spesso in collaborazione con Sebastiano De Gennaro, rassegne di musica colta col preciso scopo di decontestualizzare l&#8217;ascolto e di restituire ad un pubblico meno settoriale questa \u201cnuova\u201d musica.<\/p>\n<p>Nel maggio 2017 ha pubblicato per EKT-Edikit editore Le Piscine Terminali, raccolta di racconti di fantascienza nera e dell\u2019imprevisto. Il suo blog di scritti e disegni risponde alla pagina: www.per-iscritto.com<\/p>\n<p><strong>A lui chiediamo di spiegarci il progetto che presenter\u00e0 a Reggio Emilia in occasione della Notte Europea dei Musei 2019, evento che declina il tema indicato da ICOM \u201cMusei come hub culturali: il futuro della tradizione\u201d ispirandosi alla Natura, argomento cos\u00ec presente nelle opere del grande artista reggiano Antonio Fontanesi in mostra a Palazzo dei Musei fino al 14 luglio ed oggi di grande attualit\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p><strong>&#8220;Mother Earth\u2019s Plantasia\u201d, raccontaci come \u00e8 nata l&#8217;idea di questo progetto:<\/strong><\/p>\n<p>\u00abUn giorno Francesco Fusaro, l\u2019ingegnoso musicologo e dj della 19\u201940\u2019\u2019 mi parl\u00f2 di una sua idea di fare un disco ambientalista. Il problema era da dove cominciare. Ambientalista, ecosostenibile, ecologico sono tutte cose che in musica si traducono male.<br \/>\nAnche perch\u00e9 a ben sentire, solo il silenzio \u00e8 la musica pi\u00f9 ecologica che ci sia. Il silenzio \u00e8 il predominio della natura che suona, anzi: \u00e8 il suono dell\u2019uomo che lascia suonare il mondo. L\u2019assenza dell\u2019uomo sarebbe la cosa pi\u00f9 ecologica che c\u2019\u00e8. E quindi l\u2019uomo non pu\u00f2 fare un disco ecosostenibile per ragioni intrinseche. Stavo per rispondere che la sua idea mi sembrava irrealizzabile.<br \/>\nIn seguito il musicista Sebastiano De Gennaro mi parl\u00f2 di un disco bizzarro, registrato nel 1976 da Mort Garson, un arrangiatore e compositore americano di musica leggera, che si intitola \u201cMother Earth\u2019s Plantasia\u201d: forse nel solco, ormai tardo, del movimento hippie californiano questo curioso signore aveva deciso di produrre un lavoro sonoro specifico per \u201cla crescita delle piante\u201d&#8230;\u00bb<\/p>\n<p><strong>Parlando di contenuti, di che cosa si tratta?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abMort Garson, canadese di nascita, californiano per vocazione, \u00e8 stato un musicista eclettico: pianista, compositore, autore di sigle televisive, colonne sonore, canzoni che altri hanno portato in vetta alle classifiche, pioniere della musica elettronica.\u00a0Non a caso negli ultimi tempi \u00e8 diventato oggetto di un culto sempre pi\u00f9 diffuso, con un numero crescente di devoti pronti a contendersi a suon di dollari prime stampe e riedizioni pi\u00f9 o meno clandestine.<\/p>\n<p><em>Mother Earth&#8217;s Plantasia<\/em>, concept proto-ambientalista del 1976 \u00e8 forse il pi\u00f9 originale di tutti i dischi di Garson. \u00abWarm earth music for plants&#8230; and the people who love them\u00bb, recita il sottotitolo; cio\u00e8 musica per le piante e per chi le ama. Per aiutarle a crescere sane e forti, come si promette in copertina, con tanto di manualino del perfetto giardiniere scritto da due botanici e illustrato magnificamente da\u00a0Marvin Rubin.<\/p>\n<p>Dietro tutta l\u2019eccentricit\u00e0 di questa operazione per\u00f2 vi \u00e8 la musica, contenuta in questo disco, che \u00e8 meravigliosa.\u00a0Dieci i brani dai buffi titoli tipo \u201cRapsody in Green\u201d o \u201cConcerto for Philodendron &amp; Photos\u201d, che provengono dall\u2019ingegno di un vero artigiano della forma strumentale, da uno che di scrittura armonica e di coscienza compositiva ne sapeva.\u00a0Un trionfo di sintetizzatori al confine tra exotica, easy listening, lounge, space-pop, library music ed elettronica di ricerca. Dal Moroder-sound dell&#8217;iniziale \u201cPlantasia\u201d, alle cadenze robotiche di \u201cBaby&#8217;s Tears Blues\u201d; dalla bucolica \u201cOde to an African Violet\u201d, alla morriconiana \u201cConcerto for Philodendron and Pothos\u201d; dalla sofficissima \u201dRhapsody in Green\u201d, alle scanzonate \u201cSwingin&#8217; Spathiphyllums\u201d e \u201cYou don&#8217;t Have to Walk a Begonia\u201d.<\/p>\n<p>Probabilmente l\u2019ossatura del progetto era nata dal pianoforte, ma, successivamente, Garson aveva deciso di registrare tutto quanto con l\u2019esclusivo uso del Moog e di altri sintetizzatori di cui, all\u2019epoca, era un felice pioniere. Prima di \u201cPlantasia\u201d aveva inciso altri dischi sempre e solo valorizzando la natura sintetico analogica del suono, con oscillatori e modulatori, che, all\u2019epoca, parevano il futuro e allo stesso tempo la realizzazione della purezza temperata.<\/p>\n<p>Per quanto \u201cPlantasia\u201d non sia un disco ecosostenibile di fatto e non contribuisca minimamente alla crescita delle piante (il consumo elettrico di un laboratorio fonologico pieno di oscillatori nel 1976 non era certo parsimonioso), \u00e8 un progetto talmente para-scientifico, da essere perfetto per la crescita dei bambini. L\u2019ho sperimentato di persona e funziona a meraviglia!<br \/>\nE cos\u00ec abbiamo deciso di proporlo dal vivo usando anche noi i sintetizzatori, con tutti i suoi dieci quadri e una storia che legasse la \u201cPahtiphilus\u201d con la \u201cSnake Plant\u201d in una maniera del tutto pretestuosa, che, siamo certi, Mort Garson avrebbe apprezzato.\u00bb<\/p>\n<p><strong>Innovazione, ricerca, divulgazione: con chi condividi questo progetto e quali sono i vostri obiettivi?<\/strong><\/p>\n<p>\u00ab<strong>Esecutori di Metallo su Carta<\/strong>, \u00e8 un ensemble emanazione della collana discografica su abbonamento 19\u201940\u2019\u2019. L\u2019ensemble, formato nel 2014 dal sottoscritto e Sebastiano de Gennaro, \u00e8 composto da musicisti di provenienze culturali estremamente differenti, uniti nel tentativo di dipanare alcuni interrogativi sul rapporto tra il linguaggio della musica contemporanea erudita ed il linguaggio della musica contemporanea incolta, il <em>metal<\/em>, il <em>noise<\/em> e l\u2019<em>avant-garde<\/em>.<\/p>\n<p>Da diversi anni insieme svolgiamo in maniera anticonvenzionale un\u2019indagine sulla musica colta contemporanea, sulle sue possibili <strong>contaminazioni<\/strong> e sulla sua inevitabile diffusione al di fuori degli ambienti accademici. Nei nostri concerti le partiture a volte vengono eseguite con dovizia di particolari e altre volte subiscono un intervento di \u201ciper-interpretazione\u201d: ci\u00f2 \u00e8 dovuto a un rapporto sensibile con il contesto sociale in cui avviene la performance.\u00a0Lo studio del contesto e delle modalit\u00e0 di approccio, uniti all\u2019esperienza acquisita negli anni in luoghi ricreativi, sono i fondamenti del nostro lavoro.\u00a0\u00c8 un ensemble specializzato nell\u2019approccio \u201caltro\u201d che vuole <strong>superare la vecchia contrapposizione tra il colto e l\u2019in-colto<\/strong> e che vuole cimentarsi in lavori di arrangiamento, di rielaborazione o di esecuzione nell\u2019ambito della <em>popular music<\/em> cos\u00ec come affrontare anche brani di repertorio storico del \u2018900 e contemporaneo.<\/p>\n<p>La formazione di Esecutori di Metallo su Carta ha esordito nella primavera 2014 per eseguire trascrizioni di brani tratti dal repertorio di band strumentali italiane di area alternativa e <em>metal<\/em>&#8211;<em>math<\/em>&#8211;<em>rock<\/em>. Ha inoltre collaborato alla realizzazione di alcune opere discografiche di artisti di <em>popular music<\/em>, eseguendo arrangiamenti scritti su carta che tentino di rompere gli schemi del semplicismo arrangiativo nelle prassi produttive discografiche e concertistiche degli ultimi venti anni.\u00bb<\/p>\n<p>G. C.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Enrico Gabrielli, musicista (1976) Nato a Montevarchi (Arezzo) e diplomatosi con il massimo dei voti in clarinetto al Conservatorio \u201cGiuseppe Verdi\u201d di Milano dove studia composizione [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":48658,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"inline_featured_image":false,"footnotes":""},"categories":[2],"tags":[],"class_list":["post-48656","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-blog"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/48656","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=48656"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/48656\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":48657,"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/48656\/revisions\/48657"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/48658"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=48656"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=48656"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=48656"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}