{"id":49584,"date":"2016-04-26T17:31:40","date_gmt":"2016-04-26T15:31:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/?p=49584"},"modified":"2024-10-18T17:33:08","modified_gmt":"2024-10-18T15:33:08","slug":"ilmuseofuori-3","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.musei.re.it\/en\/ilmuseofuori-3\/","title":{"rendered":"#IlMuseoFuori"},"content":{"rendered":"<p>VENI, VIDI, LUDIQUE. JEUX ET JOUETS DANS L&#8217;ANTIQUT\u00c9 &#8211; Sono partiti oggi, 26 aprile, i giocattoli della piccola Iiulia Graphide alla volta di <strong>Cholet, nella valle della Loira<\/strong>, per la terza e ultima tappa del tour europeo della mostra \u201cVeni, vidi, ludique. Jeux et jouets dans l&#8217;Antiquit\u00e9\u201d (Giochi e giocattoli nell&#8217;Antichit\u00e0), dove resteranno sino al 27 novembre.<\/p>\n<p>I preziosi giocattoli, solitamente esposti nel <strong>&#8220;Museo Gaetano Chierici di Paletnologia&#8221;<\/strong>, a Palazzo dei Musei, erano rientrati a fine gennaio dopo la chiusura della mostra ospitata nel Museo Forum antique di <strong>Bavay<\/strong>, nella Francia del Nord al confine con il Belgio, e precedentemente erano stati esposti nella mostra allestita a <strong>Nyon<\/strong>, nella Svizzera bagnata dal lago di Ginevra.<\/p>\n<p>All&#8217;evento europeo il Museo di Reggio Emilia ha partecipato con il prestito di 14 piccoli oggetti (13 in piombo e 1 in argilla) che costituivano una sorta di casa di bambole ritrovata nella tomba della giovane Julia Graphis, morta a Brescello nel II secolo d. C.<\/p>\n<p>La mostra, curata da V\u00e9ronique Dasen dell&#8217;Universit\u00e0 di Friburgo e da Ulrich Schadler, direttore del Museo del Gioco di La Tour-de-Peilz, affronta un tema che \u00e8 al centro del dibattito scientifico contemporaneo, quello del gioco e dei giocattoli nel mondo antico, un soggetto considerato per molto tempo futile e per questo trascurato. In realt\u00e0 esso presenta sfaccettature diverse che toccano argomenti di largo interesse, per esempio gioco e genere, norma sociale ed eccessi, gioco e educazione, o ancora il gioco come vettore di relazioni intergenerazionali.<br \/>\nIl tema solleva dunque una riflessione pi\u00f9 ampia sulla nostra societ\u00e0 contemporanea.<\/p>\n<p>L&#8217;esposizione propone una sintesi delle conoscenze sulle attivit\u00e0 ludiche nell&#8217;antichit\u00e0 greco-romana, tentando di dare una risposta ai seguenti quesiti: si gioca oggi come nel mondo antico? Quali giochi divertivano i bambini del passato? Quali invece li educavano? La mostra mette in scena il ruolo di giochi e giocattoli nell&#8217;arco della vita umana, dalla prima infanzia all&#8217;et\u00e0 adulta. Dai gingilli dei pi\u00f9 piccini, attraverso le bambole, ai piccoli servizi di stoviglie, agli ossicini, la mostra si interessa tanto dei giochi collettivi quanto di quelli di societ\u00e0.<br \/>\nAlla mostra hanno concesso prestiti pi\u00f9 di 15 musei francesi (a cominciare dal Louvre) e italiani, fra i quali i Musei Civici di Reggio Emilia.<\/p>\n<p>UNA CASA DI BAMBOLA PER LA PICCOLA IULIA<\/p>\n<p>Tredici piccoli oggetti in piombo, che per la loro collocazione \u201cdefilata\u201d nel Museo di Gaetano Chierici possono anche passare inosservati, raccontano la storia toccante di una giovane vita spenta nel fiore degli anni, cui d\u00e0 luce l\u2019iscrizione latina apposta su un bel cippo funerario in marmo, che, bench\u00e9 strettamente connesso a quegli oggettini, si conserva in un\u2019altra ala del Museo, all\u2019inizio del percorso espositivo del Portico dei Marmi, dove si presentano epigrafi e monumenti funerari della Brescello romana.<br \/>\nE\u2019 proprio grazie al cippo che possiamo collegare l\u2019intero complesso dei materiali alla giovinetta Iulia Graphis, il cui nome ci viene restituito dal testo latino che ne occupa per intero la faccia principale. Il monumento, a forma di altare, \u00e8 sormontato dalla delicata raffigurazione di due pigne, alle quali si tende ad attribuire il valore di simbolo funerario con allusione al lutto portato dai due dedicanti menzionati nell\u2019epigrafe, e di una rosa, con trasparente richiamo alla fine prematura della giovane Iulia. Il cippo era venuto alla luce nel 1863 all\u2019epoca della demolizione dei forti estensi che sin dall\u2019et\u00e0 rinascimentale costituivano le difese di Brescello, in corrispondenza di una delle necropoli alle porte della citt\u00e0 romana, quella che si distribuiva lungo la antica strada diretta a Parma. Il luogo del ritrovamento \u00e8 lo stesso di un altro cippo, di forma analoga, che commemora membri della medesima famiglia, la gens Iulia, offrendo al contempo ulteriori informazioni su Grafide. Una cassa laterizia rinvenuta al di sotto del suo monumento ne custodiva i resti incinerati ed il corredo funerario.<br \/>\nMa torniamo all\u2019iscrizione. Quintus Iulius Alexander, autorevole cittadino di Brixellum, seviro augustale, cio\u00e8 membro del collegio di sei persone investito del compito di promuovere e sostenere il culto di Augusto imperatore, e anzi eletto per la seconda volta alla carica di maestro degli augustali, agendo di concerto con la moglie, Vaccia Iustina, dedica il monumento funebre a Iulia Graphis, in occasione della sua scomparsa, avvenuta prematuramente a soli quindici anni, due mesi e undici giorni. Graphis, il cui soprannome di origine greca allude alla sua familiarit\u00e0 con uno strumento scrittorio (potremmo tradurlo \u201cla Scribacchina\u201d), era la servetta di casa, dove aveva vissuto assieme alla madre Hermione fino alla morte di quest\u2019ultima. In seguito era stata affrancata, ed aveva assunto il gentilizio dei patroni, il nomen Iulius. Ma Quinto e la moglie non si erano limitati a prenderla sotto la propria tutela, l\u2019avevano infatti allevata ed educata amorevolmente in un rapporto di semi adozione.<br \/>\nDell\u2019affetto che li legava a Graphis sono testimonianza il cippo stesso con la relativa dedica, ma anche gli oggetti di corredo alla tomba, uno straordinario complesso di giocattoli in piombo, che nell\u2019insieme costituivano una sorta di casa di bambola. La cassa laterizia conteneva infatti una piccola lucerna conformata a pigna, in argilla, e tredici oggetti miniaturistici in piombo, che riproducono elementi del mobilio di una casa e dell\u2019arredo di una tavola. I modelli dovevano essere in bronzo o in marmo: una cathedra supina, ovvero un sedile utilizzato da donne di rango, ornato da un bel volto giovanile, una mensa tripes (tavolino), destinato al banchetto, un repositorium (appoggio per i contenitori delle vivande) o mensa delphica (tavolo buffet) o arula. Componevano un servizio da mensa una brocchetta, due coppe, una concha (altra coppa conformata a conchiglia per le abluzioni? una saliera?), due lances (piatti da portata), una situla (secchiello), un tegame con coperchio, un askos (contenitore a forma di otre), una lucerna. Nell\u2019insieme, come si \u00e8 accennato, l\u2019arredo di una casa di bambole, in cui la bambina poteva ambientare i propri giochi. Non si \u00e8 conservata la bambola, di cui pure si pu\u00f2 immaginare l\u2019originaria presenza, a motivo del materiale deperibile (stoffa, legno, cera) con cui poteva essere stata realizzata. Giunta alla pubert\u00e0, la giovinetta romana solitamente offriva i suoi giocattoli a Venere, in luoghi appositamente destinati al culto.<br \/>\nIulia Graphis, quindicenne brixellensis della met\u00e0 del II secondo secolo d.C., non pot\u00e9 partecipare al sacro rito delle fanciulle romane, ma prolung\u00f2 oltre la morte la stagione dell\u2019infanzia, portando con s\u00e9 nell\u2019aldil\u00e0 i suoi giocattoli.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>VENI, VIDI, LUDIQUE. 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