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Il Museo Planetario – Parallelamente al percorso dedicato alla via Emilia, un grande diorama compone una sorta di “indice” ideale delle collezioni e dei temi del museo, in cui opere d’arte, fotografie, documenti, oggetti aiutano a comprendere fenomeni culturali complessi. Il “primo abitante” di Reggio Emilia, la Venere di Chiozza, apre il percorso, che attraversa le epoche creando dialoghi inattesi, come quello tra il prezioso dossale del XV secolo con il gruppo delle antiche ceramiche persiane. Qui sono segnalati i grandi protagonisti del museo e le loro collezioni, così come la grande stagione dell’industria delle Reggiane, il Living Theatre e gli artisti americani di Fluxus, Max Mara, Luigi Ghirri.
Un dialogo tra la dimensione locale reggiana con quella internazionale, tra il museo gli oggetti provenienti da ogni parte del mondo, che riprende in parte l’esperienza di For inspiration only, allestimento a metà strada tra esposizione museale e installazione.
Il museo si propone come un “archivio di beni comuni” secondo la celebre definizione di Claire Bishop, mettendo insieme opere, oggetti e storie senza gerarchie o limiti disciplinari. Il magazzino è dunque inteso come fondamentale spazio vivo e giacimento di storie, che pone alla collettività domande su chi siamo, da dove veniamo, e dove andiamo, e consentirle di inserirsi in queste vicende, rendendo il museo una struttura produttiva che si esprime attraverso la creatività del visitatore.