#Scouting / The Cool Couple – Let’s Not Be Honest

Spazio Neutro, 25 settembre – 15 novembre 2020

recensione

Questi non sono tempi normali; e ne è la più evidente spia il fatto che tutti, in modo più o meno responsabile, stiano cercano di ricreare o simulare la normalità cui erano abituati, per ricacciare l’idea stessa di ripiombare nell’isolamento o peggio: nei simulacri interattivi di socialità. La quotidianità prosegue sgusciando tra molte strettoie e sbarramenti, eppure prosegue, in modo spesso incontrollabile. In questo contesto, in una galleria commerciale del centro storico, sulla via Emilia, inutilizzata se non come passaggio, un gruppo di giovani ha iniziato ad utilizzare le vetrine di una banca per costruire esposizioni: il progetto si chiama NEUTRO, e ha iniziato la sua programmazione il 25 settembre 2020 con la mostra Let’s Not Be Honest di The Cool Couple (Niccolò Benetton e Simone Santilli). La mostra è accompagnata da una pubblicazione, edita in 50 copie, con un testo di Stefano Volpato. Uno spazio di passaggio, un’idea non inedita ma piena di possibilità in questi tempi e in questa città. Un’idea di un gruppo di giovani, attivi, entusiasti, che non si sono fatti scoraggiare dalle circostanze.
Boris Groys (In the flow) sostiene che l’arte per entrare nel flusso delle cose deve rinunciare a pensarsi come eterna; essere parte del mondo significa accettarne la temporalità. Per cui le immagini si fanno instabili; non hanno più l’ambizione di essere mondi significanti separati da una cornice, ma interagiscono con tutto ciò che accade. L’arte che si colloca “nel flusso” è inoltre l’arte che agisce nel tempo e nella situazione; è performance, nel senso che si attiva e si consuma nelle interazioni con lo spettatore. In questo senso lo spazio è Neutro non perché è un “non luogo”, ma proprio perché è un luogo che mette in risonanza i paradigmi; la strada diventa una galleria, le vetrine diventano opere; per chi lo sa, in modo pacifico; per chi non lo sa, in modo problematico. Uno spazio che oscilla tra i due poli e che si “neutralizza” in quanto tale, in quanto elemento fluttuante. Faccio questa premessa perché ritengo che Let’s Not Be Honest riesca a entrare in risonanza con questo spazio in modo molto efficace. Innanzitutto perché queste opere contengono già esse stesse l’effetto dell’esposizione alla strada. Le scritte a bomboletta non scimmiottano le tag degli street artist, che hanno codici, estetiche e repertori ben precisi e che finirebbero per essere dissonanti con la proposta di The Cool Couple. Piuttosto, l’estetica di riferimento qui sono i commenti dei vandali, le scritte oscene; l’urgenza di una comunicazione laconica e che esprime un repertorio vastissimo, che va dal degrado umano razzista e omofobico all’ironia e ai sentimenti. Coprendo in maniera sgraziata le immagini meravigliosamente kitsch degli sfondi delle videoconferenze di alcuni dei programmi cui noi tutti ci siamo dovuti adeguare pur di mantenere vive alcune forme di socialità – professionali ma anche ludiche e affettive, durante l’oramai mitologico lockdown della primavera 2020, le scritte ci fanno ripiombare nell’analogico del tracciare segni su una superficie, e lo fanno problematizzando il paradiso digitale della rete; un modo di porre l’accento sulla distinzione tra l’essere nel mondo e l’essere in rete, con tutte le contraddizioni che si porta dietro: “the real life”, “curate your post more than your life” o “pic or it didn’t happened”. Quest’ultima in particolare è da un lato un ironico commento ad un modo di approcciarsi oramai alle esperienze; dall’altro sembra quasi una esortazione, un grido di aiuto che viene lanciato allo spettatore: fotografami, o non sarò mai accaduto. Dopo tutto, l’invito è a non essere onesti.
Concludo con un pensiero: fa specie, in senso positivo, nella generale serrata dei luoghi della cultura che stride in modo agghiacciante con l’ancora vivacissima vita delle strade nei centri cittadini del fine settimana, pensare che questo luogo, in qualche modo, sia sfuggito alle categorie, e sia impossibile da bloccare; se anche nessuno per un periodo breve o lungo che fosse potesse visitarlo, questi rimarrebbe comunque aperto

 

Alessandro Gazzotti
Responsabile delle collezioni artistiche

Musei Civici di Reggio Emilia