Archeo-Logos – Roma 4

 

IL PONTE

Il viaggio lungo questo tratto della Via Emilia inizia con il Ponte di Rubiera. Fu ricostruito dagli imperatori Valeriano e Gallieno dopo un incendio. Le monete esposte richiamano la targa onoraria che celebra questo evento. Sotto l’arco del ponte scorrono le acque del fiume Secchia e sul fondo si possono scorgere i reperti trasportati dalla forza della corrente.
I personaggi rappresentati lungo le pareti si alternano a citazioni dalle fonti scritte, accompagnando il visitatore in un percorso che narra avvenimenti locali inseriti in una storia più ampia.

 

LA LOCANDA

La sosta alla locanda lungo il percorso dei viaggiatori è avvolta dall’atmosfera conviviale, del Satyricon di Petronio, che scorre nei fotogrammi del film. La stazione posta lungo la strada è un luogo di riposo e di svago: i giochi da tavolo, dado e pedine, ne sono un esempio, così come le fiasche per il vino e i vasellami per il cibo. Il secondo livello della locanda è dedicato alla conservazione, con la cantina destinata a stoccare le derrate e le riserve.

 

LE SEPOLTURE

Proseguendo lungo la Via Emilia, si attraversa una necropoli che trasforma il paesaggio in un luogo di memoria. Tombe e sepolcri, disposti lungo la strada, mantengono vivo il ricordo dei defunti attraverso ritratti, rilievi in marmo, iscrizioni e architetture monumentali. Questa strada, che un tempo era un crocevia di mercanti e viaggiatori, diventa una cassa di risonanza di queste memorie. Nel colombario oggetti comuni che appartenevano a vite passate sopravvivono alle ceneri di chi vi è sepolto.

 

IL COMMERCIO

La Tabula Peutingeriana è una copia medievale di un’antica mappa romana che mostra le principali vie di comunicazione dell’Impero Romano. Questa mappa, lunga oltre sei metri, raffigura le strade e le città dell’impero, evidenziando la complessità della rete di collegamenti attraverso cui si è sviluppato il commercio. Anche a Regium Lepidi i traffici avvengono su larga scala, come dimostrano i marchi di fabbrica sulle anfore che trasportavano vino da Rodi. Lucerne, mattoni e vasellame richiamano il contesto economico e produttivo di questa regione, mentre la serie di monete esposte evoca gli scambi di merci e di beni.

 

IL TESORO ROMANO BARBARICO

Il declino del potere romano in questo territorio è segnato da un nuovo crash. Una guerra sanguinosa tra Odoacre e Teodorico porta a un periodo di grande tensione. In questo contesto, un tesoro composto da 60 monete d’oro, monili e gioielli preziosi viene nascosto in una cavità sotterranea nel cuore della città. Il tesoro era racchiuso all’interno di un tubo idraulico, sigillato con due coppe d’argento, probabilmente da qualcuno in fuga dal nemico. Tra gli oggetti preziosi, la fibula d’oro su un drappo di porpora, insegna preziosa del dignitario imperiale, diviene il simbolo dei Bizantini, che si scontrano per il potere con i Goti, evocati dalla foggia tipica dei pendenti e delle spille. Un cambiamento radicale è imminente.

 

IL PRIMO CRISTIANESIMO

La diffusione del cristianesimo in questa parte periferica dell’Impero marca l’inizio di un nuovo sistema di valori. I simboli pagani vengono gradualmente sostituiti dal monogramma di Cristo e dalla croce, graffita sulla ceramica dei vasi. Questi segni indicano l’avvento di una spiritualità più intima, che si diffonde tra la gente comune e influenza la vita quotidiana. A Reggio l’autorità del vescovo Prospero, futuro patrono della città, accompagna questa trasformazione. Le insegne della nuova religione rimangono come tracce archeologiche di questo cambiamento epocale.

 

I LONGOBARDI

Sulla crisi dei valori antichi si innesta una cultura nuova. I Longobardi si presentano come una società di guerrieri che riconosce nel cavallo un simbolo di status sociale. Il defunto, di cui possiamo intuire le sembianze sotto il velo funebre, è accompagnato da un corredo di armi e insegne che rappresentano il nuovo potere. In questo contesto, la croce cristiana convive con l’idolo in pietra di Wotan, una traccia sopravvissuta delle antiche credenze pagane.