TERRA MADRE
Con la rivoluzione agricola, l’uomo diventa sedentario nelle aree di pianura, organizzandosi in villaggi dove inizia ad accumulare cibo. Il “Farro del Leprotto”, che oggi si può trovare sugli scaffali di un supermercato qualunque, ricorda come la produzione alimentare sia cresciuta così tanto da spingerne il consumo oltre il necessario.
Attraverso il cerchio sulla vetrata, si possono vedere i resti di una piccola scultura raffigurante una dea madre: una spalla e un seno sono ciò che rimane. Il profilo di una donna emerge da una pintadera, un timbro usato per decorare ceramiche o per dipingere il corpo. Questi oggetti parlano di nuovi riti e credenze, in cui è celebrato il ciclo della vita. Il parallelo con tradizioni di altri mondi si ritrova nelle copie dei tiki, simboli religiosi polinesiani legati alla fertilità.
La presenza di animali selvatici ricorda che non tutto in natura può essere addomesticato. L’ossidiana è materiale di riferimento in questo episodio della narrazione. Si tratta di una pietra vulcanica preziosa, usata come merce di scambio lungo le antiche rotte commerciali, che arriva in questo territorio dalle coste del Tirreno.