Galleria Antonio Fontanesi

XIX secolo

Opere di Prospero Minghetti, insegnante presso la Scuola di Belle Arti di Reggio dal 1825 al 1853, documentano gli aggiornamenti della cultura artistica locale alle novità della pittura romana dei primi decenni del secolo, orientata versi una maturazione dei temi neoclassici in direzione purista. Anche Cosmo Cosmi, di cui si espongono due significativi ritratti proprietà dell’Ospedale di Reggio, mostra il persistere dell’adesione al linguaggio neoclassico, superato invece nell’intensa ritrattistica di Alfonso Chierici e nella personale adesione a tematiche popolari di Carlo Zatti. Alcune grandi opere di Alfonso Chierici e Domenico Pellizzi, realizzate su precisa committenza del Comune di Reggio Emilia, documentano con pertinenza gli esiti della pittura accademica tra gli anni trenta e cinquanta. La pittura di paesaggio conosce in città particolare fortuna, legata da un lato alla pratica scenografica e dall’altro ad un vasto fenomeno di commissioni di decorazioni murali.

  • Continua a leggere

    Nel 1845 alla Scuola di Belle Arti viene istituita una cattedra di paesaggio affidata al pittore Giovanni Fontanesi, allievo di Minghetti e informato sulle novità della pittura di paesaggio grazie a un lungo soggiorno romano.
    Anche Alessandro Prampolini si forma a Roma grazie a una pensione del Comune, in cambio della quale invia a Reggio Il Ponte dell’Ariccia, dedicato alla nuova costruzione dell’ingegnere reggiano Bertolini. Sarà Alfonso Beccaluva, nella sua pur breve carriera artistica, a scoprire – grazie anche a un soggiorno di studio a Firenze – le novità della pittura macchiaiola e ad aggiornare il suo linguaggio su nuovi tagli compositivi individuando il ruolo fondamentale della luce. La storia della pittura di paesaggio a Reggio Emilia culmina nella straordinaria vicenda di Antonio Fontanesi, che nella città natale rimane fino al 1848. L’altro grande protagonista del panorama reggiano del secolo scorso, Gaetano Chierici, è presente con intensi ritratti e con caratteristiche scene di genere, quelle che lo resero celebre per la perfezione e meticolosità della sua resa pittorica. I migliori allievi di Gaetano Chierici alla Scuola di Belle Arti, Cirillo Manicardi e Lazzaro Pasini, riescono a raggiungere una più piena e partecipe adesione alle tematiche sociali, in linea anche con i movimenti di socialismo umanitario così presenti in città in questi stessi anni.